Quotidiani locali

Lotta all’evasione, tracollo di incassi

Il Comune nel 2016 ha recuperato 38 mila euro. Male la provincia: solo 13 amministrazioni su 104 hanno siglato il patto

Padova tra gli ultimi nella lotta all’evasione fiscale se si conta il rapporto soldi incassati/abitanti. Nel triennio 2014-2016 la città del Santo ha registrato una drastica riduzione delle risorse recuperate dai “furbetti del fisco”. Ma la lotta all’evasione pare essere una priorità solo di facciata anche per la stragrande maggioranza dei Comuni padovani che hanno recuperato, grazie ai Patti Antievasione sottoscritti con l’Agenzia delle Entrate e l’Inps, solo poco meno di 193 mila euro l’anno scorso.

E se il risultato sembra parzialmente positivo rispetto al 2015 (+1, 8%) rimane pesantemente negativo rispetto al 2014, quando il valore recuperato superava i 280 mila euro. Anche perché sui 104 Comuni del padovano solo 13 hanno attivato la possibilità di fare verifiche fiscali, per altro con risultati davvero poco incoraggianti in molti casi. In questo ambito il capoluogo non è stato di certo un esempio virtuoso: nel 2014 il Comune di Padova aveva portato a casa dalla lotta all’evasione fiscale quasi 168 mila euro, l’anno successivo questa cifra si è ridotta a poco più di 103 mila euro per arrivare a 38 mila euro nel 2016.

A dirlo è uno studio dello Spi Cgil regionale, il sindacato dei pensionati, che è andato a spulciare i bilanci dei Comuni della Regione in questi ultimi tre anni. Già dal 2005 le amministrazioni locali hanno la possibilità di segnalare all’Agenzia delle Entrate o all’Inps le irregolarità fiscali e contributive scoperte nel proprio territorio (per esempio dichiarazioni Isee non veritiere per ottenere sconti nelle rette degli asili nido, attività in nero, immobili con inquilini “irregolari”, opere abusive). I soldi recuperati, l’anno successivo, finiscono tutti nelle casse del Comune che ha denunciato l’evasione. Un’opportunità ghiotta per amministrazioni che lamentano un taglio drastico delle risorse. E se Comuni come quello di Albignasego, partito da poco più di 30 mila euro nel 2014, è arrivato nel 2016 sopra la soglia dei 130 mila euro, cinque dei 13 Comuni padovani che hanno attivato i Patti Antievasione hanno messo a bilancio uno zero tondo da questa fonte. Protagonisti di questa performance per nulla esaltante sono di Merlara, San Giorgio delle Pertiche, Vigonza, Teolo e Montegrotto. «Chi pensa che evadere sia un reato senza vittime sbaglia di grosso» ha chiarito Ivana Fogo, della segreteria padovana dello Spi Cgil. «L’evasione danneggia tutti e soprattutto i cittadini più esposti: meno risorse corrispondono a meno servizi, meno solidarietà e meno qualità della vita per l’intero territorio. Non si tratta di questioni teoriche ma di mense scolastiche, di accompagnato ai disabili, di asili nido e servizi per gli anziani ma pure di assistenza domiciliare». Lo Spi Cgil lamenta una scarsa attenzione da parte delle amministrazioni locali in questo senso. «Quasi quotidianamente giriamo la provincia per incontrare gli amministratori locali per le contrattazioni sociali territoriali» continua Fogo. «RIibadiamo sempre l’opportunità di attivare e far funzionare i Patti Antievasione. Sollecitiamo spesso gli amministratori a impiegare risorse di personale in questo senso ma nella stragrande maggioranza dei casi le nostre proposte vengono ignorate. Un fatto di
una gravità sconcertante quando ci troviamo negli stessi Comuni a trattare il taglio di servizi essenziali. Basterebbe poco per fare del rispetto della legge un servizio ai cittadini ma ci domandiamo spesso quale sia la volontà politica che assopisce gli amministratori in questo senso».

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