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Molestie sessuali, indagine senza esito

La Procura ritiene che non si possano individuare i responsabili, il sindacato Labor e le lavoratrici aggredite si oppongono

BAGNOLI. Non hanno un nome – e forse non lo avranno mai – i migranti, almeno cinque, ospiti del centro di accoglienza di San Siro, che hanno aggredito in più riprese le addette alle pulizie. Veri e propri episodi di violenza sessuale, con palpeggiamenti, forme di esibizionismo e altre attenzioni molto pesanti, che quattro lavoratrici hanno messo nero su bianco nella querela ai carabinieri, dopo aver cercato invano di ottenere una maggior protezione sul luogo di lavoro.

Ora però le indagini sono arrivate al capolinea e i colpevoli potrebbero non essere mai individuati, perché la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento penale. Secondo il pubblico ministero, il sostituto procuratore Roberto Piccione, non è stato possibile identificare gli autori dei reati. La prospettiva di un processo per violenza sessuale rischia dunque di essere accantonato, ma le dirette interessate hanno deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione.

Le quattro lavoratrici dell’impresa che ha in appalto i servizi di pulizie all’interno dell’ex base di San Siro avevano fornito testimonianze dettagliate sui responsabili delle molestie, segnalati anche alla cooperativa Edeco, gestore del centro. Poi si erano rivolte al sindacato Labor di Conselve per ricevere assistenza nella querela. «Abbiamo appreso con enorme meraviglia la notizia della richiesta di archiviazione» afferma Elena Capone di Labor «riteniamo che non sia difficile l’identificazione dei responsabili, sia per la disponibilità della lavoratrici al riconoscimento sia perché la stessa Prefettura, con una nota inviata al nostro sindacato, aveva disposto l’allontanamento di uno dei soggetti coinvolti in un altro centro di accoglienza».

Ieri le lavoratrici hanno presentato in tribunale, assistite dall’avvocato Stefano Fratucello di Montagnana, l’opposizione alla richiesta di archiviazione. «Il nostro rammarico» conclude Capone «è che fatti gravi avvenuti all’interno delle luogo di lavoro rimangano impuniti e che ci si arrenda all’ondata di violenza dilagante. Il nostro sindacato continuerà a supportare le operaie per l’affermazione della loro dignità di donne e di lavoratrici».

Parole sottoscritte dall’avvocato Fratucello, il quale conferma la determinazione delle lavoratrici a voler fornire tutti gli elementi utili alle indagini.

«Ricordo che si fa riferimento a più casi» spiega il legale «per i quali l’ipotesi di reato è di violenza sessuale. Questo però ha fatto sì che alcune querele siano state giudicate tardive perché presentate mesi dopo lo svolgimento dei fatti. In quel lasso di tempo invece le lavoratrici avevano esposto il caso al loro titolare e al gestore del centro, la cooperativa Edeco, senza ottenere i provvedimenti in cui confidavano. Oltre al reato di violenza sessuale sarebbero da accertare anche le responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza delle lavoratrici».

Il sindaco Roberto Milan è sorpreso e indignato: «questo provvedimento rischia di inasprire gli animi. Le operatrici vanno difese. Limitare l’intervento della legge per una motivazione che sembra decisamente fuori luogo non fa altro che suscitare parecchi dubbi».

Sul fatto interviene il procuratore Matteo Stuccilli che sottolinea come il lavoro della procura sia stato preciso e puntuale. «Le querele sono state tardive rispetto ai fatti e quindi hanno sforato il termine dei tre mesi. Al contempo gli accertamenti dei carabinieri non hanno permesso l’individuazione dei soggetti responsabili».

Ma il legale delle lavoratrici si è opposto all’archiviazione e chiede che vengano effettuate nuove indagini. Parrebbe infatti che le donne molestate avessero indicato qualche soprannome - o nome parziale - dei profughi responsabili e che, comunque, sarebbero state in grado di riconoscere
gli stranieri anche da alcune fotografie. Ora quindi bisognerà attendere se il giudice accoglierà o meno questa richiesta. Pare comunque che non ci fosse in quei giorni un registro così preciso degli immigrati che entravano e uscivano dalla base.

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