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La Lega salviniana, populista e muscolare

Sventola sul ponte di comando di Pontida camicia bianca. Anche se è ben lungi dal significare bandiera bianca

Sventola sul ponte di comando di Pontida camicia bianca. Anche se è ben lungi dal significare bandiera bianca. L’indumento indossato da Matteo Salvini, divenuto nel tempo un must (trasversale) del guardaroba dei leader di ultima generazione della politica italiana, ha ben poco di “candido” o remissivo, però, e lo si potrebbe anzi considerare come un vessillo cromatico d’assalto, accanto al tradizionale verde leghista che domina e si confonde con il «sacro prato» del raduno in provincia di Bergamo.

Pontida, tutti gli argomenti populisti di Salvini Riempire le culle e lasciare mano libera alla polizia. Gli immigrati portano malattie. No agli obblighi vaccinali. Aboliremo la legge contro la ricostituzione del partito fascista e i giudici devono essere eletti dal popolo. Questo il pensiero populista del Salvini eroe di Pontidadi Matteo PucciarelliVideo di Francesco Gilioli

Ma se il discorso di Salvini al popolo leghista è naturalmente fondato su una narrazione d’attacco, un’argomentazione muscolare e uno storytelling aggressivo, l’impressione è che la strategia sia meno definita per il gran numero di variabili ancora presenti nello scenario politico. Una strategia “sospesa”. A partire dalla coalizione con la quale scenderà in campo il centrodestra più o meno unitario, considerando che un tonico Silvio Berlusconi (reduce dal consueto soggiorno in una famosa clinica detox di Merano) non ha risparmiato frecciate acuminate all’indirizzo del suo competitor riguardo il sequestro cautelativo dei conti correnti in relazione alle condanne di Umberto Bossi e Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato sui rimborsi pubblici.

Pontida, Salvini: "I 5 Stelle cercano i sindaci con il clic e il risultato è la marziana Raggi" "Qualcuno il parere degli italiani lo chiede con il clic": Matteo Salvini da Pontida attacca i 5 stelle. "Cercano i sindaci con il click - spiega - ma evidentemente sbagliano qualcosa se con i clic è uscita una marziana coma Virginia Raggi che sta distruggendo la capitale, l'Appendino, il sindaco di Livorno e il funghetto Di Maio". Salvini ha poi insistito nel dire che sul tema immigrazione la Lega ha preceduto di anni le posizioni attuali non solo dei 5stelle ma anche di Matteo Renzi. H24immagini Fabio Falangamontaggio Valerio Argenio

E mentre Giovanni Toti presenziava all’appuntamento leghista, il Cavaliere ha concelebrato da star, come di consueto, l’evento di Fiuggi patrocinato da Antonio Tajani, imperversando da par suo, tra la ribadita fedeltà al Partito Popolare europeo, l’etichetta di «meteorina della politica» affibbiata a Luigi Di Maio (e chi più di lui se ne intende, difatti..?), la promessa di fare campagna elettorale anche se non potrà essere candidato. E, appunto, l’altolà a Salvini sulla leadership. Che ha risposto da Pontida di non volere alleanze con Angelino Alfano, ricordando di non avere ricevuto “telefonate di solidarietà” da parte del leader di Forza Italia. E si è lanciato nella proposta di un disegno di legge per l’elezione popolare dei giudici, insieme – una volta giunti al governo – alla promessa ai suoi militanti di abolire le leggi Mancino e Fiano e di lasciare «mano libera a uomini e donne delle forze dell’ordine per darci pulizia e sicurezza».

Un’escalation di “dichiarazioni programmatico-propagandistiche che riconfermano la tematizzazione del neoleghismo salviniano in termini di formazione di destra radicale. Con la Lega Nord che si conferma “partito del capo”, per usare la formula con cui Fabio Bordignon ha qualificato le ultime fasi del processo di personalizzazione della politica in Italia. Da un capo politico all’altro, e verrebbe da dire anche da un capo geografico all’altro, perché la “Lega 1.0” era una formazione macroregionale con una potenziale (seppure irrealizzata) vocazione da “partito antipartiti pigliatutto” in alcune regioni del Settentrione, mentre la sua odierna “edizione 2.0” ha una vocazione (sempre a livello potenziale, perché tra il dire e il fare, notoriamente, c’è di mezzo parecchio…) da forza nazionale posizionata su un segmento piuttosto preciso del mercato politico, quello giustappunto della destra-destra, che ha introiettato varie issues dell’ideologia e del retaggio simbolico dell’estrema destra (neofascismo compreso).

Nella Lega partito della destra populista (in sintonia, nell’Europarlamento dove siede l’ex “comunista padano” Salvini, con vari raggruppamenti estremisti) non c’è posto, nonostante i sempre più flebili omaggi formali, per Bossi, il quale, difatti, per la prima volta non ha parlato alla “kermesse dell’orgoglio leghista” da lui inaugurata in un passato che appare oggi lontanissimo. Una turbativa ulteriore per la Pontida strategicamente indecisa ed economicamente in grande difficoltà per le vicissitudini giudiziarie – come ha voluto sottolineare lo stesso segretario federale – di ieri.

@MPanarari
 

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