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San Martino di Lupari: neonata morta, è omicidio volontario

Venne scossa e sbattuta violentemente: la Procura chiede il processo al giovane a cui la bimba di 9 mesi era stata affidata

SAN MARTINO DI LUPARI. L’ha massacrata, sbattendola contro il muro. Scossa fino a provocarle il distacco delle terminazioni nervose e dei vasi sanguigni. Poi uccisa, anche se la morte è sopraggiunta dopo 29 giorni di straziante agonia. Con piena volontà e consapevolezza. E lo ha fatto nonostante quel batuffoletto, che non aveva ancora compiuto 9 mesi, fosse stato affidato alle sue cure.

Ora rischia di finire davanti alla Corte d’assise per omicidio volontario Eughenii Tripadus, 26enne di origine moldava con residenza a San Martino di Lupari (a difenderlo la penalista Barbara Bisinella). Con l’aggravante di aver commesso quel delitto contro un minore e con abuso di relazioni domestiche. Il pubblico ministero Roberto Piccione ha chiuso l’inchiesta contestando il gravissimo reato al ragazzo che era stato incaricato di fare il baby sitter della piccola Yara Hamouda. Una vittima del cosiddetto baby shaking o Shaken baby syndrome, la sindrome da scuotimento che provoca una serie di traumi e lesioni neurologiche anche non immediatamente visibili su un bambino quando è sottoposto a violenti scuotimenti. L’ipotesi iniziale era di maltrattamenti. Tuttavia l’esito dell’autopsia, affidata ai professori Raffaele De Caro e Andrea Porzionato dell'Università di Padova, ha svelato un quadro inquietante e drammatico, smascherando ogni difesa tentata dal ragazzo, cugino della madre della bimba (il padre è tunisino).

Nata il 6 dicembre del 2015, la bambina viene ricoverata d’urgenza l’ 1 settembre 2016 quando l’elisoccorso arriva nel cortile della casa di famiglia a San Martino, in via Venezia. C’è il sospetto che un rigurgito abbia provocato un arresto cardiaco alla piccolina. Almeno è la versione che, fin da subito, Eughenii Tripadus tenta di accreditare raccontando che la neonata stava succhiando il latte con il biberon prima di cominciare a stare male.

Immediato il trasferimento nell’ospedale di Padova dove i medici tentano il tutto per tutto. Ma le lesioni appaiono irreversibili. Inutile ogni tentativo di salvezza: il 30 settembre, la morte. I consulenti della procura riscontreranno una vasta emorragia cerebrale e un’altra agli occhi con un vistoso ematoma frontale (ematoma subdurale, emorragia retinica e gonfiore del cervello si legge nel rapporto trasmesso in procura). Ecco perché il pm e i carabinieri di San Martino – incaricati degli accertamenti – hanno ritenuto che, prima dello scuotimento mortale, Yara sia stata scaraventata contro una parete di casa. Nessun rigurgito e magari un massaggio cardiaco troppo forte praticato durante le manovre rianimatorie. Nessun incidente domestico. Nessuna caduta dalla culla. Solo una violenza feroce e senza limiti contro
quella creatura indifesa, un corpicino martoriato da precedenti lesioni non provocate (pure queste ultime) da cadute accidentali eppure destinate a restare, quanto al responsabile, per sempre ignote. In mano agli investigatori pure alcune intercettazioni tral’indagato e la mamma di Yara.

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