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Geometra conteso, Ponso ricorre al Tar

Battaglia legale con l’Unione Megliadina che non vuole restituire un dipendente in distacco

PONSO. Tra Ponso e l’Unione Megliadina scoppia la guerra per un dipendente e la vicenda finisce al Tar. La querelle è uno strascico del turbolento addio di Ponso all’ente, concretizzatosi con una deliberazione del consiglio comunale del 26 settembre 2016 e poi diventato ufficiale a partire dal primo gennaio 2017. «Quando abbiamo aderito all’Unione Megliadina, ci siamo impegnati a trasferirle diverse funzioni che prima assicuravamo autonomamente, e con esse anche il personale che le svolgeva. Avendo optato per l’uscita, abbiamo reclamato il rientro del nostro dipendente. L’Unione non ha voluto restituircelo», spiega il sindaco Sandro Parolo. Una decisione che, in tempi di ristrettezze economiche per gli enti locali, specie per quelli più piccoli, ha messo Ponso in seria difficoltà. «Facciamo fatica a continuare a garantire il servizio: il nostro ufficio tecnico ora può contare su un solo geometra, mentre noi ne avevamo sempre avuti due». Per Parolo il no dell’Unione Megliadina sarebbe immotivato: l’articolo 35 dello statuto dell’ente dice che, in caso di recesso, il personale trasferito dai Comuni deve tornare nell’organico del Comune di provenienza. Le deroghe ammesse riguarderebbero solo i nuovi dipendenti assunti dalla stessa Unione. «Noi con le nostre risorse abbiamo contribuito più di tutti a questa aggregazione. Quando Megliadino San Fidenzio, Megliadino San Vitale e Santa Margherita hanno intrapreso la via della fusione con Saletto, era chiaro che gli altri Comuni servivano solo a sostenere ciò che restava dell’Unione», chiarisce Parolo. Da lì la scelta di giungere alla separazione che non è stata indolore. Fallito ogni tentativo di conciliazione, il mancato rientro “a casa” del geometra è diventato materia di battaglia legale, approdando al Tar. «La nostra contrarietà è basata sulle seguenti valutazioni», precisa Daniela Bordin, presidente dell’Unione Megliadina «In primis il dipendente, a cui qui è stato aumentato l’orario, a Ponso lavorava part time e in caso di ritrasferimento, essendo sotto contratto con l’Unione, avrebbe potuto impugnare il provvedimento. Poi Ponso dispone di un altro tecnico e quindi
avrebbe potuto proseguire l’erogazione del servizio. Infine il nostro statuto prevede alcune deroghe al ritorno del personale nei Comuni di provenienza, deroghe che non si riferiscono solo ai neoassunti. Ora» chiude Bordin «spetterà al giudice decidere».

Davide Permunian

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