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Gara troppo lunga e pubblico scarso il Palio perde appeal

Montagnana: da rivedere la formula della sfida fra i Comuni Eccessive irregolarità in gara, aggredito un giornalista

MONTAGNANA. La premessa è d’obbligo: il Palio dei 10 Comuni è un tesoro inestimabile che va preservato, coccolato e difeso con ogni mezzo. Ma l’ultima edizione si chiude con un bilancio negativo: il calo di pubblico è stato evidente, la formula è da rivedere, l’appeal è appannato e le irregolarità in gara sono state eccessive.

Il pubblico. In un comunicato congiunto del Comitato Palio e del Comune si respira un forte entusiasmo, ma lo spirito delle due istituzioni cozza con il reale. «Sono confortanti i primi dati sull’affluenza, dopo la flessione registrata lo scorso anno», si legge nella nota. «E se le previsioni meteo potevano scoraggiare le presenze, l’interesse che ha riscosso la manifestazione è stato soddisfacente». Il sindaco Loredana Borghesan aggiunge: «Nel centro storico i visitatori sono stati in aumento rispetto allo scorso anno del 65%». Il numero pare francamente esagerato: in centro storico la folla c’era, ma non con le dimensioni indicate e nel vallo la desolazione era evidente e il conto dei biglietti non potrà che confermare: tribune (da 800 posti) con posti vuoti e non più di 700 persone sul prato. Basta dare un occhio alle numerose foto postate nei social per avere conferma della desolazione.

La formula. I primi spettatori si sono seduti in vallo alle 15. 30 e il Palio è stato assegnato intorno alle 20, peraltro con una batteria finale durata quasi un’ora. Colpa di una formula troppo macchinosa e lunga, uguale di anno in anno e incapace di raccogliere effettivamente il pathos del pubblico, e di una gestione delle gare che domenica ha fatto acqua da tutte le parti, sia nella scelta del mossiere che nell’applicazione delle regole. È così si è corso col buio, con cavalli e fantini stremati e agitati e soprattutto con parte del pubblico che ha lasciato anzitempo gli spalti, sbuffando per non aver visto il finale di gara. La stessa premiazione in piazza, anziché nel vallo, è stata una scelta poco azzeccata: in pochi si sono spostati in centro a celebrare il vincitore.

Organizzazione. Questa era probabilmente l’ultima edizione con la presidenza di Fiorenzo Greggio (già un anno oltre il suo mandato quinquennale), che sicuramente ha dato impulsi positivi alla kermesse (per esempio nella qualità dei costumi e sullo spettacolo dell’incendio della Rocca) ma che, per sua stessa ammissione, non è riuscito a creare un’organizzazione capace di pensare ad un Palio di rilievo internazionale. Ecco allora che, senza un meccanismo veramente collaudato, succede che si debba assistere ad una Smart “poco medievale” parcheggiata in piazza la domenica pomeriggio, alla quasi totale assenza di spazi per disabili sul vallo e addirittura ad un sedicente membro dell’organizzazione (un tizio vestito da figurante senza alcun cartellino identificativo) che si permette di prendere per il collo un giornalista - che, come ogni anno, tenta di accedere all’area di “riposo” dei figuranti per intervistare il vincitore di una tenzone - sulla base di improvvisate e inopportune disposizioni e nonostante un “pass stampa” rilasciato dalla stessa organizzazione, con tanto di nome e cognome ben esposto.

La gara. Quest’anno ha registrato una scorrettezza dietro l’altra, dal mancato abbandono del vallo del fantino di San Fidenzio - il cui cavallo poi ha ferito l’avversario di Casale che conduceva la gara - al pericoloso tentativo dei cavalieri di Saletto e Castelbaldo di disarcionare il collega di Casale in corsa. «È andato in scena un cattivo spettacolo da parte dei fantini dei Comuni di San Fidenzio (Tiziano Raffero), Saletto (Fulvio Carducci)
e Castelbaldo (Fabio Ferrero) nei confronti dei quali i nostri vertici, dopo aver riunito la commissione, prendereranno tutte le opportune decisioni compresa, se la gravità lo richiedesse, l’impossibilità per il futuro a partecipare alla manifestazione», è l’annuncio di Greggio.

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