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Vigili del fuoco: caserme vuote, soccorsi a rischio

Monta la protesta dei sindacati per i distaccamenti di Este e Abano a rotazione senza uomini

PADOVA. Nei giorni in cui tutti chiudono per ferie, i distaccamenti dei vigili del fuoco chiudono per emergenza. Dopo il violento fortunale che ha messo in ginocchio il litorale polesano, da giovedì alcune squadre di pompieri del comando padovano sono state inviate in supporto ai colleghi di Rovigo. Dei 55 pompieri previsti per turno tra Padova e provincia, ieri ce n’erano in servizio 28, a fronte di quasi un milione di abitanti. In particolare sono rimasti sguarniti alcuni presidi sul territorio padovano. Giovedì notte si è ritrovato vuoto il distaccamento di Este, ieri quello di Abano. E in un periodo in cui proprio i pompieri di Este sono stati impegnati con i roghi sui colli Euganei e i colleghi aponensi sono di continuo chiamati a intervenire nell’area termale in questo periodo meta di numerosi turisti, i distaccamenti chiusi rischiano di essere la premessa per una serie di disservizi e ritardi. Così la pensa il sindacato di base del vigili del fuoco (Usb) che ha proclamato - di nuovo - lo stato di agitazione.

«Ormai non c’è più limite al peggio, come in uno scacchiere vengono mosse le pedine da una parte all’altra del territorio scoprendo intere zone della provincia» si legge in una nota del coordinamento provinciale Usb Padova, «con inevitabili ritardi nell’arrivo dei soccorsi in caso di emergenza. Già operiamo sotto organico di quasi il 20 per cento perché a fronte dei 217 pompieri in servizio in tutta la provincia ne servirebbero almeno 250. A causa dell’emergenza maltempo l’altra notte è stato chiuso il distaccamento di Este, inviato in rinforzo a Rovigo, oggi (ieri, ndr) il personale del distaccamento di Abano è stato spostato a Este, con la conseguente chiusura della sede del bacino Terme Euganee. È un fatto grave» denuncia il sindacato, «se si pensa alla notevole affluenza di persone vista la stagione. Villeggianti e popolazione in caso di emergenze dovranno attendere tempi più lunghi». E la velocità, si sa, spesso è quella che fa la differenza sul buon esito o meno di un intervento di soccorso.

L’Usb critica alla Direzione Veneto dei Vigili del fuoco di non aver dichiarato lo stato di emergenza dopo l’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio oltre che il litorale polesano anche quello veneziano: «Significa lavorare con il personale ordinario già sotto i minimi in servizio» sottolinea Enrico Marchetto, del coordinamento provinciale del sindacato, «il problema è sempre lo stesso, e cioè che l’unico parametro cui si presta attenzione è quello del risparmio. I continui tagli sono ormai a livelli inaccettabili. Il personale che doveva essere rimpiazzato già stamattina, ancora non è arrivato. Non ci sono emergenze nazionali che giustifichino questo ritardo, dovevano essere attivate subito le colonne mobili da altre regioni».

I rappresentanti dell’Usb parlano da pompieri, ma anche da cittadini: «Il nostro lavoro è quello di soccorrere le persone» dicono, «nelle più svariate situazioni di emergenza o pericolo. Le condizioni in cui siamo costretti a operare evidentemente ci mettono a disagio come soccorritori ma anche come cittadini». E dopo lo sciopero di un giorno di alcune settimane fa, i vigili del fuoco padovani hanno indetto da ieri un nuovo stato di agitazione.

«La misura è colma, non si può sottovalutare il rischio di non garantire interventi tempestivi: se dovesse succedere qualcosa di grave a causa dell’organico insufficiente, non staremo a guardare. Stavolta faremo un esposto alla Procura»
annuncia Marchetto, che ricorda: «Risale a vent’anni fa il progetto “Italia in 20 minuti”, riferito al tempo di intervento dei pompieri. Ma si è perso per strada, bisognerebbe quasi raddoppiare la pianta organica si scala nazionale per riuscirci ».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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