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Trasferimento-beffa ad Anguillara i profughi tornano a piedi a S. Siro

Ieri sono stati portati a una manciata di chilometri dal centro di accoglienza da cui vogliono andarsene Attimi di tensione ai cancelli dell’hub, arrivano i carabinieri. Il sindaco Milan: «Padova deve fare di più»

BAGNOLI DI SOPRA. Un’altra giornata di tensioni al centro di accoglienza di San Siro, stavolta per il rifiuto del trasferimento da parte di tre migranti che appena lunedì scorso avevano protestato perché volevano andarsene. Avevano chiesto di essere trasferiti a Padova, in città, e non nei “villaggi”, invece si sono ritrovati ad appena due chilometri di distanza, in una frazione ancora più piccola di San Siro. Martedì pomeriggio facevano parte del primo gruppo di uscite promesse dalla Prefettura, 5 persone in tutto. Per i tre ghanesi la destinazione, però, era a meno di cinque minuti d’auto, nella frazione Beolo di Anguillara, in una casa affittata a una cooperativa. Nei giorni precedenti si erano liberati cinque dei nove posti disponibili così la Prefettura ha organizzato il trasferimento. Ma i tre giovani africani non hanno affatto gradito la nuova sistemazione e ieri mattina hanno raggiunto a piedi San Siro, coprendo di buon passo il breve tragitto che li separava dall’ex base aeronautica. Ma per loro il cancello era sbarrato: impossibile tornare indietro. Il mese scorso ci avevano già provato altri, ma erano stati respinti. I tre non hanno voluto sentire ragioni, probabilmente si sono sentiti beffati dal breve spostamento in una struttura, decisamente più piccola della base che accoglie 750 persone, ma in una località ancora più isolata. Poco dopo sono arrivate alcune pattuglie dei carabinieri della Compagnia di Abano e della caserma di Bagnoli, che presidiano costantemente la zona. Intanto le rimostranze dei tre avevano richiamato davanti al cancello quasi una cinquantina di migranti che si sono dimostrati solidali con i loro compagni. Eppure 48 ore prima avevano manifestato proprio nello stesso punto per chiedere di andarsene. Dopo un paio d’ore di tensione i carabinieri e gli operatori della cooperativa sono riusciti a riportare la calma. I tre, per il momento, sono stati fatti rientrare in base, in attesa di una decisione della Prefettura.

Intanto ieri altri cinque migranti hanno lasciato il centro verso un’altra struttura di accoglienza a Teolo, non si sa con quali risultati. Inevitabile che l’episodio di ieri alimenti le polemiche. «Ecco quali sono gli effetti grotteschi di queste concentrazioni di migranti, la situazione rischia di sfuggire di mano, non sappiamo più cosa aspettarci e temiamo una deriva» afferma il sindaco di Bagnoli Roberto Milan che l’altro ieri aveva lanciato un appello al sindaco di Padova Sergio Giordani. «La risposta che ho ricevuto non mi è piaciuta affatto» replica Milan, «è ridicolo affermare che Padova fa la sua parte accogliendo 700 migranti. A Bagnoli ne abbiamo quasi 800, se contiamo anche quelli dell’accoglienza diffusa, vale a dire un richiedente asilo ogni quatto abitanti. Accogliamo più di un terzo dei migranti presenti nella provincia, Giordani e Lorenzoni non possono liquidarmi dicendo di rivolgermi agli
altri sindaci. Io voglio parlare con il sindaco di Padova perché la città capoluogo deve mettere in campo uno sforzo maggiore, con senso di responsabilità. A Bitonci che mi attacca dico solo che io non ho mai voluto l’hub di Bagnoli, è la politica del no che ha creato questa situazione».

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