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Farfalle e pony dividono Mortise

La nuova gestione del parco alimenta le polemiche. «Ma l’area oggi è più viva»

PADOVA. Più che farfalle quest’anno volano accuse assortite e risposte polemiche e minacce di ricorsi e cause e denunce di dispetti e sgarbi, insomma è un incrocio di veleni quello che si sta gonfiando un giorno dopo l’altro intorno al parco fra via Bajardi e via Plebiscito. Fino a sei mesi fa quell’area verde era conosciuta fuori dal quartiere solo perché nel 2007 al suo interno era stato trovato il cadavere di un ventenne, ucciso con una coltellata alla gola altrove e poi portato lì. Da qualche mese, invece, sembra che a Mortise il mondo si sia diviso tra chi è favorevole e chi contrario alla nuova gestione del parco. Che ha una storia di quattro anni alle spalle, due padri e un presente complicato.

Riassumendo: nel 2013 l’assessore all’ambiente Micalizzi traccia una riga sui 56 mila metri quadri del Parco delle Farfalle, ne separa 21 mila e decide di destinarli ad attività, per esempio un bar. Non se ne fa niente. Ma quando arriva Bitonci, l’operazione si traduce in una convenzione di vent’anni che prevede la stessa divisione del parco e l’ingresso di un’attività alla quale il Comune affida (gratis per i primi 5 anni e poi a 150 euro al mese per 15 anni) ampi margini di manovra, la possibilità di costruire un bar, di insediarsi con un maneggio, di fare centri estivi per bambini e tanto altro, in cambio dello sfalcio costante dei prati, dello svuotamento dei cestini, della disinfestazione e delle operazioni di apertura e chiusura dell’area.

A firmare la convenzione è il Pegaso Pony Club che a febbraio di quest’anno inizia a costruire le sue strutture - case, casette, stalle, bar e recinzioni - e a giugno apre centro estivo e maneggio. In poche settimane 250 bambini passano per il parco, montano sui pony, provano il brivido di cavalcare. Il contorno è ricco: corsi di zumba, qualche cena, qualche festa, corsi di ginnastica e altre attività più o meno occasionali. Sembra la soluzione ideale, il parco si anima e gli spacciatori si allontanano. E invece si crea un fronte di scontenti.

Quaranta lettere di protesta arrivano al Comitato Amici del Parco delle Farfalle. Che al Pony Club contesta una gestione sempre più privata, cancelli chiusi ai non-soci dopo una certa ora, tagli dell’erba fatti male o non fatti, la presenza di due cavalle oltre ai pony, cavalcate senza limiti anche nella parte pubblica, parcheggi di auto nei prati, abbandono di cacche di cavallo nei sentieri, una selezione all’ingresso del campo di calcetto e perfino l’abbattimento di otto alberi. Il Comitato scrive al Comune e chiede di verificare il rispetto della convenzione. «Il timore è che succeda come al Plebiscito, dove un’area di verde attrezzato è diventata nel tempo - anni Settanta - piscina privata e a prezzi non certo agevolati», dicono dal Comitato. «Quelli di Pegaso usano il parco come se fosse loro».

Ma Elena Giacomin, titolare dell’associazione, risponde punto su punto: «Il parco è sempre aperto, il nostro bar - bagni compresi - è per tutti. Chiudiamo solo l’area del centro estivo quando ci sono i bambini, per ragioni di sicurezza. E gli unici limiti sono quelli del regolamento comunale che impone il guinzaglio ai cani, regola questa che non era molto rispettata. Dopo le otto a volte ci sono attività concordate con il Comune, anche a favore degli adolescenti di Mortise e dell’Arcella. Con noi quest’area è più viva, ce lo dicono tutti. A protestare sono poche persone. Il parcheggio delle auto? L’ha imposto il Comune per mamme e disabili. Le cavalle? Roba da ridere,

sono due doppi pony. Gli alberi? Ha fatto tutto il Comune, che doveva tagliarli da anni per motivi di sicurezza e si è deciso quando noi abbiamo fatto una polizza assicurativa. Non c’è nessuna attività esclusiva», conclude Giacomin, «anzi, coinvolgiamo tante associazioni».
 

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