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Scoprire la città attraverso gli occhi dei "nuovi" padovani

Percorsi turistici inediti tra arte, storia e cibo con giovani italiani di seconda generazione

PADOVA. C’è una Padova nascosta che vediamo ogni giorno e non ci fermiamo mai a guardare: è fatta di botteghe che cambiano, librerie che aprono, ristoranti che portano in città una ventata di mondo.

L’associazione Vite in Viaggio (in collaborazione con il dipartimento Fisppa dell’Università di Padova, e in particolare con la professoressa Franca Bimbi) ha cercato anche quest’anno di spostare l’attenzione su questi angoli nascosti in modo originale: le “passeggiate interculturali” sono percorsi turistici alternativi (e molto fantasiosi) dove a guidare i padovani sono i... padovani da meno tempo.

Sabato l’ultimo incontro della stagione, che ha visto la partecipazione di una trentina di persone: un percorso enogastronomico passeggiando tra la Cappella degli Scrovegni e il santuario di San Leopoldo Mandich, alla scoperta dei sapori etnici e di quelli della tradizione.

Le guide, che hanno accompagnato i “turisti” lungo l’itinerario, sono italiani di seconda generazione: ieri erano presenti due ragazze che avevano partecipato alla prima edizione e un nuovo arrivato. Leila (italo-libanese, 25 anni, mediatrice linguistica) e Meriem (22 anni, origini algerine, studentessa di Infermieristica) erano già scafate, mentre per Samuel, giovane richiedente asilo, è stata la prima volta. Ha 24 anni e viene dalla Nigeria, attualmente vive a Monselice (ospitato da una cooperativa) e parla un buon italiano: «Per me è stata un’esperienza molto formativa» spiega «ho imparato a conoscere meglio la città, e ho migliorato la mia conoscenza dell’italiano».

Quest’anno gli itinerari erano tre: uno incentrato sulle librerie, uno sulle botteghe e l’ultimo sui ristoranti. A seguire l’iniziativa un folto pubblico di tutte le età. «Ho partecipato pure l’anno scorso e mi è sembrata un’iniziativa interessante. Sono padovana, ma tanti posti per me sono stati una scoperta» spiega la signora Paola, una dei meno giovani.

Claudia e Antonio, invece, sono studenti universitari: calabrese lei e veneziano lui, studiano entrambi Local Development, conoscevano l’iniziativa e hanno approfittato per riscoprire la città con occhi nuovi. Tra i tanti, c’erano intere famiglie con mamma, papà e bambini.

«A volte» spiega Carmen Gurinov, guida turistica che, con Francesca Panizzolo e

Pamela Paisian è una delle promotrici dell’iniziativa «chi nasce in una città si sofferma poco a guardare come cambia, o a conoscere gli angoli meno battuti. Questi ragazzi, che sono padovani di seconda generazione, ci mostrano la città da un punto di vista nuovo. E tutto da conoscere». 

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