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Mutui e rate non pagate, una scure da 666 milioni

Le famiglie non riescono più ad onorare i debiti con le banche e le finanziarie

PADOVA. Ammontano a 666 milioni di euro i debiti verso le banche accumulati dalle famiglie padovane e che queste non riescono più a pagare. Soldi chiesti in prestito a istituti finanziari e di credito che una parte delle 388mila famiglie censite in provincia non sono più riuscite a restituire e di cui ora portano il segno nell’impossibilità di affrontare un pagamento dilazionato. 
 
Scelte di consumo prese alla leggera, sovra-indebitamento, perdita del lavoro o il ridursi drastico della capacità reddituale hanno messo in ginocchio i padovani e il fenomeno, pure se in fase di rallentamento, continua a crescere anche tra 2015 e 2016.
 
A dirlo sono i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese il cui centro studi ha acquisito negli anni notorietà nazionale per le sue analisi statistiche sui vari aspetti dell’economia. Tra 2011 e 2016, infatti, la crescita delle sofferenze delle famiglie della provincia ha segnato un complessivo +77,1% dai 376 milioni di euro del 2011 ai 666 dell’anno scorso.
 
Un boom che ha visto nella crisi generale dell’economia locale e nazionale il principale fattore scatenante e che anche fra 2015 e 2016 segna un +1,2% che indica un rallentamento del fenomeno ma non la sua conclusione. E tuttavia il valore delle sofferenze complessive a Padova superava l’anno scorso la soglia dei 4,3 miliardi di euro, con le imprese del territorio responsabili di oltre 3,6 miliardi di insolvenze.
 
Insolvenze che spesso hanno determinato la chiusura delle stesse imprese e l’inizio delle difficoltà per le famiglie che proprio dal lavoro in quelle aziende traevano il redditto per pagare le rate dei mutui e dei prestiti contratti negli anni precedenti. E sono state le imprese quelle che hanno registrato tra 2011 e 2016 l’incremento più significativo con un +113,9% che indica un raddoppio abbondante del fenomeno.
 
A corroborare l’idea che le famiglie, pure in difficoltà, si siano dimostrate più solide delle imprese del territorio nell’affrontare i propri debiti è anche il dato relativo all’incidenza delle sofferenze sul totale degli impieghi del sistema bancario a Padova.
 
In provincia infatti il 21,5% delle linee di credito aziendali è in sofferenza contro il 6,8% di quelle intestate a famiglie consumatrici. Un indicatore di una salute ancora poco stabile delle imprese che viene confermato dal fatto che l’andamento tra dell’ultimo anno preso in considerazione (pure in rallentamento rispetto al boom degli anni precedenti) è ancora in crescita di un 1,5%, a fronte della stabilità della situazione delle famiglie.
 
Un fenomeno che non è sfuggito agli istituti bancari e alle società finanziarie che hanno più che proporzionalmente stretto i cordoni della borsa verso le imprese (-17,1% degli impieghi verso le aziende locali) e li hanno allargati invece alle famiglie (+5,7% del valore dei prestiti) in un gioco che ha saldo decisamente negativo.
 
Negli ultimi cinque anni gli istituti finanziari hanno di fatto tagliato gli impieghi complessivi del 10,9% togliendo dal piatto della ripresa quasi 3, 4 miliardi di euro tra i 30,9 miliardi che avevano investito sul territorio nel 2011 e i 27,5 del 2016. Una “timidezza” che, pure giustificata da un andamento economico recessivo e da
una crescita quasi esponenziale delle sofferenze (a loro volta causa di pesanti grattacapi per gli istituti alle prese con normative comunitarie e bilanci in difficoltà), non ha contribuito di certo a rendere più facile fino ad ora il rilancio complessivo dell’economia del territorio. 

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