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Super TuoDì, scaffali vuoti e allarme per i 60 addetti 

Stato di agitazione negli 11 discount del gruppo Dico presenti in provincia. L’azienda: «Non ci sono prospettive di vendita o di tagli del personale»

PADOVA. Scaffali senza prodotti e la preoccupazione per il futuro del proprio posto di lavoro. È la situazione nei punti vendita TuoDì di Padova (11 che occupano 60 dipendenti) e del resto d’Italia ad aver spinto i sindacati a dichiarare un altro stato di agitazione. Una mossa per nulla gradita ai vertici aziendali che lasciano la replica al direttore marketing del gruppo Dico, Luca Chirieleison. «Non capiamo il motivo di uno stato di agitazione che rischia di creare una difficoltà ingiustificata all’azienda» dice. «Stiamo pagando tutti gli stipendi, non ci sono mensilità in sospeso e stiamo lavorando per assicurare la continuità aziendale. A oggi non prevediamo tagli del personale e siamo in attesa degli indennizzi previsti dal contratto firmato dalle Coop e che ora è sotto arbitrato, il più lungo di cui ho conoscenza, alla Camera di commercio di Milano».

Nell’aprile 2013 infatti il gruppo di Antonino Faranda sceglie di acquistare i punti vendita a marchio Dico delle Coop Adriatica ed Estense, Unicoop Tirreno, Coop Consumatori Nordest, Nova Coop e Coop Lombardia e Liguria. Un acquisto che però risulta subito viziato, secondo l’acquirente, da una difformità tra la reale situazione e quella dichiarata. Scatta così una richiesta di indennizzo datata aprile 2015 che rimane però ferma fino a oggi. All’inizio di quest’anno la società, 400 punti vendita, circa 4mila dipendenti e un fatturato 2015 intorno ai 750 milioni di euro, entra nel mirino del gruppo tedesco dei discount Aldi. Un accordo mai raggiunto a quanto risulta a oggi.

Nel frattempo circolano voci di una linea di credito importante ritirata da Popolare di Vicenza che avrebbe acuito le difficoltà del gruppo. «Non ci sono prospettive di vendita né alcuna linea di credito ritirata da Popolare di Vicenza» continua Chirieleison «ma solo la certezza di riuscire già entro le prossime settimane a normalizzare la situazione degli approvvigionamenti dei punti vendita in difficoltà».

Seppure le rassicurazioni della società siano chiare, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, le categorie del commercio dei sindacati confederali, hanno scelto, lo scorso 12 giugno, di aprire ufficialmente uno stato di agitazione sindacale. «I lavoratori sono preoccupati qui a Padova come altrove perché oramai non sanno più cosa rispondere ai clienti che entrano nei punti vendita e se ne escono a mani vuote» spiega Cristian Vicoletti,

della Filcams Cgil di Padova che segue la vertenza. «Non abbiamo risposte dall’azienda e non sappiamo quale sarà il destino del gruppo Dico. Vogliamo un confronto vero con la proprietà e per averlo siamo pronti a tutte le forme di protesta che riterremo opportune».

 

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