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Cucine popolari, ora Bitonci tende la mano a suor Lia 

L’anno scorso il blitz dei vigili, ora la proposta: «Da sindaco sosterrò la Fondazione per le Cucine»

PADOVA. «Suor Lia sta facendo un lavoro preziosissimo. Si è dedicata ai poveri e ai deboli. Da sindaco chiederò di far parte della nuova Fondazione che ha annunciato il vescovo Claudio». Tra una settimana andrà in scena il duello tra Massimo Bitonci e Sergio Giordani, e il leghista dopo aver gettato l’esca nell’elettorato di Arturo Lorenzoni («Molti dei suoi non voteranno Giordani perché ha mascherato i candidati di estrema sinistra», sostiene), in quello del Movimento 5 Stelle e tra i pochi sostenitori del civico Luigi Sposato, ora manda un messaggio chiaro ai cattolici. Un mondo in cui aveva fatto man bassa di consensi proprio il “prof” del popolo arancione.

Ieri Bitonci ha teso la mano a suor Lia, che lo scorso anno non aveva affatto gradito la visita degli agenti della polizia locale con i cani antidroga davanti alle Cucine di via Tommaseo. Agenti e cani erano stati inviati proprio da Bitonci. Ora però, alla vigilia del voto, il leghista lancia messaggi distensivi: «Io sono un sindaco di carattere e suor Lia è una suora di carattere», dice, «e per gestire situazioni di tensione ci vuole un piglio deciso come il suo. Io capisco la sua reazione, ma con affetto le dico che ognuno deve fare il proprio mestiere. Dopo le elezioni, chiederò d’incontrarla e collaborare con lei come è giusto che sia». L’obiettivo di Bitonci è quello di sostenere il progetto del vescovo Cipolla, che il giorno di Sant’Antonio aveva annunciato la nuova gestione delle Cucine economiche attraverso una Fondazione intitolata a due presbiteri, Giovanni Nervo e Giuseppe Benvegnù-Pasini: «L’intenzione del nostro vescovo, secondo le sue stesse parole, è quella di dare continuità all’opera di concreta carità delle cucine, coinvolgendo le realtà parrocchiali, religiose, sociali e del mondo economico», ha evidenziato l’ex primo cittadino, trascurando però il fatto che la Fondazione sarà canonica e aperta dunque solo a realtà ecclesiali.

«Nel rispetto della sua indipendenza e di quella della diocesi, assicuro che garantirò il massimo sostegno a questa iniziativa che realizza pienamente la promessa che monsignor Cipolla fece al suo popolo, durante le celebrazioni per la chiusura dell’anno giubilare dedicato alla Misericordia. In quell’occasione disse che la Chiesa di Padova sarebbe diventata la nuova casa di chi non ha casa. Il concretizzarsi del suo progetto di carità e giustizia ci interpella, ed è infatti auspicabile che anche le istituzioni cittadine partecipino a un’operazione straordinaria di accoglienza delle persone che si possono aiutare». Sulle Cucine popolari ecco la proposta: «Fatta salva la necessità di distinguere fra chi cerca aiuto e chi approfitta in modo malevolo della carità altrui, trovo necessario che il Comune condivida lo sforzo

di garantire un servizio sicuro, equo e pienamente solidale ai bisognosi. Propongo quindi che il Comune di Padova, accompagnato eventualmente dalla Camera di Commercio e dall’Università, sostenga la Fondazione Nervo Benvegnù-Pasini, garantendole un aiuto anche economico».
 

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