Quotidiani locali

Conta tra 110 Comuni per la fusione Cvs-Polesine Acque 

Assemblee parallele degli amministratori a Monselice e Rovigo Scontata l’adesione dei padovani, in dubbio quella dei rodigini

MONSELICE. È il giorno in cui i 110 Comuni della Bassa padovana e del Polesine dovranno decidere se approvare o meno la fusione per incorporazione di Cvs e Polesine Acque, i due principali gestori della risorsa idrica del Basso Veneto. A Monselice e a Rovigo sono convocate le assemblee straordinarie a cui parteciperanno i sindaci. L’esito è tutto fuorché scontato: in casa Cvs la fusione sarà quasi sicuramente approvata, mentre in Polesine è molto probabile che i fautori del “no” all’aggregazione utilizzino l’arma dell’assenteismo.

I Comuni di Cvs. Nel Padovano i Comuni di Cvs non dovrebbero opporre resistenza al percorso di fusione. Alle 15.30 è convocata l’assemblea nella sede monselicense, anticipata da numeri piuttosto confortanti per l’iniziativa di aggregazione a Polesine Acque. Con il voto favorevole di Monselice (che ha il 7,35% delle quote Cvs) dell’altra sera, alla data del 6 giugno sono stati 38 i Comuni che hanno discusso la fusione in consiglio comunale: 35 assemblee comunali hanno votato “sì”, toccando il 65,06% delle quote societarie, ben oltre il 50% più uno richiesto come quorum. Decisamente più modesto il fronte del “no”, fermo al 2,3% con tre Comuni, ossia Barbona, Bovolenta e Carceri. Sono 20, conti alla mano, i Comuni che invece non si sono ufficialmente espressi e che non necessariamente saranno presenti oggi all’assemblea straordinaria.

Polesine Acque. Il quorum per i Comuni polesani è più alto di quello richiesto dall’assemblea del Cvs. L'assemblea straordinaria per la fusione tra Polesine Acque e Cvs necessita, per essere aperta, della presenza del 66,7% delle quote dei Comuni soci. Basterebbero quindi i voti favorevoli dei due terzi dei presenti ad approvare la fusione (quindi i due terzi dei due terzi, meno del 66,7%), ma senza il quorum di presenze l’assemblea salta. I fautori del “sì” non avrebbero raggiunto le quote sufficienti per far aprire, da soli, l’assemblea. I sostenitori dell’aggregazione a Cvs dovrebbero arrivare a non oltre il 59,31% delle quote: una cifra, come già sottolineato, non sufficiente per aprire l’assemblea, ma che potrebbe essere sufficiente per approvare la fusione qualora qualche sindaco del “no” si presentasse in assemblea rendendo valida la seduta. I Comuni che non hanno fatto in tempo a votare prima dell’assemblea di oggi sono numerosi: su 52 totali, non hanno espresso una posizione Fratta Polesine, Salara, Villanova del Ghebbo, Cavarzere, Gavello e Lusia (questi ultimi tre contrari), Papozze, Pettorazza, Castelguglielmo, Calto e Porto Viro (che è commissariato e quindi non può prendere decisioni di questo tipo). C’è poi l’incognita di Badia Polesine, ente che vale il 5,17% delle quote, il cui consiglio comunale ha optato per il “sì” ma che potrebbe non presentarsi in assemblea visto che è tra quelli che il prossimo 11 giugno andrà al voto.

Lo stesso sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin, aveva “intimato” al Comune ai confini padovani di non presentarsi in assemblea. Il suo Comune, che vale il 16,91% delle quote societarie, di certo non si presenterà e sarà un’assenza pesante. Molti oppositori della fusione si comporteranno come Rovigo, per evitare il rischio che aumentino le quote presenti rendendo valida l’assemblea. Non è peraltro escluso che oggi prendano
parte all’appuntamento anche i Comuni che non si sono ancora espressi in consiglio: potrebbero arrivare, astenersi ed alzare comunque il quorum. L’assemblea, qualora saltasse oggi, potrà essere riconvocata, ma il risultato difficilmente cambierebbe.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista