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«Ma c’è bisogno di aria nuova»

Renato Cestari e la minoranza che sparisce: «Non siamo riusciti a fare una lista»

VESCOVANA. «Ci abbiamo provato cinque anni fa, è andata male. Stavolta sarebbe stato ancora più difficile. Eppure al paese farebbe bene un po’ di aria nuova». Renato Cestari, 67 anni, è un medico veterinario e fa il dirigente dell’unità semplice di veterinaria dell’Usl. «Io ho già un sacco di lavoro, onestamente non riuscivo a fare più di così», attacca. Eppure fino all’ultimo era su di lui che confidavano i sostenitori del cambiamento a Vescovana, sperando in una lista alternativa a quella del sindaco. Ma l’alternativa non è arrivata.

Non nuovo a esperienze amministrative, dal 2002 e per un mandato Cestari era stato assessore al Bilancio nella giunta guidata da Luciano Muraro, il papà di Elena. Poi nel 2007 ci ha provato con la lista “Trasparenza, sviluppo e solidarietà”, e ha perso. «Abbiamo fatto cinque anni di opposizione leale, corretta», spiega. «Il sindaco non ci ha mai coinvolto più di tanto, ma quando è stato il momento di esserci per non perdere un finanziamento e per garantire il numero in consiglio comunale, noi non ci siamo tirati indietro. Il bene del paese è sempre venuto prima di tutto, anche delle schermaglie politiche».

Ma il bene di Vescovana secondo Cestari non è al riparo da ogni minaccia. «È un paese nato male, con un centro tagliato fuori da ogni direttrice commerciale. La parte nuova gravita su Stanghella. Non c’è molto da fare. Dai cinquemila abitanti del dopoguerra, quando c’era il richiamo del mercato delle oche, siamo scesi ai 1.700 di oggi. I giovani se ne vanno, d’altra parte qui non c’è molto da fare». Non è un paese vivace e non è semplice immaginare come si possa rilanciarlo. «Bisognerebbe inventarsi qualcosa, un polo d’attrazione», prosegue Cestari. «Ma io per primo non saprei da dove cominciare». Si è parlato di una possibile unione a tre, con Baone e Barbona. «Ma sarebbe nato un comune da 6-7 mila abitanti, comunque piccolo. A quel punto non sarebbe cambiato molto. Semmai bisognava ragionare sull’unione con Granze e Solesino, per dare vita

a un comune di 20 mila abitanti in grado di pesare e di avere più trasferimenti. Ma questa non è neppure un’ipotesi». L’orizzonte, visto dall’opposizione che smobilita, è pieno di nuvole nere. «E queste elezioni», conclude il veterinario, «lasceranno il paese spaccato in due». (cric)

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