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«Isabella stordita col taser e poi uccisa»

«Isabella stordita col taser e poi uccisa»

Il fratello della vittima attacca Freddy: «Ma quale gioco erotico, i documenti dimostrano che c’era un piano fra i tre»

Caso Noventa, chi è Freddy Sorgato Dopo la chiusura delle indagini sulla morte di Isabella Noventa qualcosa inizia a muoversi. Freddy Sorgato, uno dei tre indagati attualmente in carcere per la morte della 55enne, ha fatto sapere tramite il suo avvocato di voler esser interrogato a fine mese. Autotrasportatore con la passione del ballo, Freddy Sorgato era stato il compagno di Isabella Noventa, scomparsa lo scorso gennaio e il cui corpo non è mai stato ritrovato (a cura di Damiano Mari)

PADOVA. «Altro che gioco erotico, mia sorella prima di essere colpita alla testa è stato stordita con un taser». Paolo Noventa, fratello di Isabella, uccisa la notte del 15 gennaio 2016 e del cui omicidio sono accusati Freddy Sorgato, la sorella Debora e l’amante Manuela Cacco, torna all’attacco. E lo fa con il supporto delle intercettazioni che sono diventati i documenti dell’accusa nel processo che si è aperto da poco contro il diabolico trio. Nero su bianco, sul fascicolo in mano al pm, sono citate due circostanze piuttosto indicative. Freddy Sorgato un mese prima dell’omicidio di Isabella si era informato da un amico per aggiustare il suo storditore elettrico. Manuela Cacco, qualche giorno dopo, aveva chiesto a un amico di famiglia, un poliziotto, se fosse stato possibile comprarne uno da tenere in tabaccheria, giustificandolo “... vista la brutta gente che gira...». A certificare gli episodi sono stati proprio i due interlocutori di Sorgato e della Cacco, sentiti dagli inquirenti.

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Venerdì 11 dicembre alle 9.59 Freddy scrive un messaggio WhatsApp all’amico, che di mestiere fa il tecnico informatico.

Freddy: «Ciao Mike, come stai? Tutto ok? Mi sistemi un aggeggio elettronico che genera corrente? Non mi fa più la scarica».

Amico: «Ciao Freddy, penso proprio di sì. Mi spiegherai».

Freddy: «Ottimo grazie».

Il giorno successivo la conversazione tra i due continua. Alle 18 l’amico manda una foto su WhataAp a Freddy. È la foto di un taser, uguale identico a quello sequestrato dalla polizia il 23 febbraio 2016 nella villetta di Sorgato a Noventa Padovana. Un dissuasore-torcia da 1.000.000 volt (1000 Kv). su internet costa 55 euro.

Amico: «Ecco qua questo è il tuo. Scrivi da internet taser e poi apri il sito. Ciao».

Freddy: «Ok grazie».

Dunque «come emerso dalla messaggistica citata, Freddy Sorgato si è rivolto al tecnico informatico circa un mese prima dell’omicidio di Isabella Noventa, al fine di sistemare un taser, il dispositivo che fa uso dell’elettricità per paralizzare i movimenti del soggetto facendone contrarre i muscoli», si legge nelle carte.

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Il 17 dicembre poi la Cacco chiede indicazioni all’amico di famiglia (amico dei suoi fratelli) circa la possibilità di detenere un dissuasore elettrico da custodire in negozio, motivandolo appunto con la frase «c’è brutta gente che gira». Due testimonianze chiave secondo l’accusa per dimostrare la premeditazione. Tra queste c’è anche quella del compagno di cella di Freddy Sorgato, che il 14 luglio 2016 dice: «Ho avuto occasione di parlare con Freddy Sorgato in più occasioni, da quando è in Sezione comune. Lui più volte e con più persone si è vantato del fatto che gli inquirenti non avrebbero mai trovato il corpo di Isabella. A me ha confidato di averlo gettato in un cassonetto della zona industriale... Il corpo era in più sacchi ed è stato gettato da lui il giorno dopo».

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Il 23 settembre 2016 il detenuto conferma davanti agli inquirenti le precedenti dichiarazioni aggiungendo nuovi particolari: «In merito alla morte Freddy ha sempre sostenuto che era avvenuta mentre loro due erano a letto e che Isabella era morta durante un gioco erotico; che questa tecnica di sesso estremo era stata individuata in internet dal suo avvocato, il quale si era anche informato per riferire a Freddy, nel dettaglio, i nomi dei punti del corpo in cui una pressione o l’applicazione di una forza avrebbero potuto causare la morte della vittima, senza alcuna possibilità di reazione. Non ha mai parlato di corde o strumenti ma solamente dell’uso delle mani».

Il detenuto parla anche del motivo per cui Freddy non avrebbe chiesto aiuto vedendo Isabella morta: «Diceva che era stato preso dal panico», di Debora: «Non ha mai parlato di un coinvolgimento della sorella», dei soldi e le pistole trovate

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