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	Mister Sandreani: «Giordani sindaco? Ha tutte le qualità per farlo»

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Mister Sandreani: «Giordani sindaco? Ha tutte le qualità per farlo»

L’ex tecnico biancoscudato della serie A: «Sergio è un uomo capace di decidere. A Padova ho vissuto emozioni indimenticabili, tra noi c’erano legami fortissimi»

PADOVA. Ci sono esperienze professionali che non fanno poi più di tanto curriculum paragonate ad altre. Ma che per chi le ha vissute valgono tantissimo. Per la passione con cui sono state vissute. Per le emozioni che hanno suscitato. Per le amicizie e i legami che hanno generato. Per Mauro Sandreani, 62 anni, i sette anni da allenatore del Calcio Padova sono stati questo e molto di più. L’ex tecnico della serie A (stagioni 1994/’95 - 1995/’96) ammette di non tornare nella città del Santo da un po’, ma i compagni e gli amici di allora sono ancora a portata di smartphone. Da Galderisi a Franceschetti, da Nunziata (con lui ora in Nazionale) a Giordani.

«Sembra ieri», esordisce l’ex tecnico biancoscudato, ora ai vertici del calcio mondiale, prima come collaboratore tecnico di Antonio Conte alla Juventus e alla Nazionale, e adesso di Gian Piero Ventura sempre in azzurro. «Senza dubbio Padova ha rappresentato uno dei momenti più importanti della mia vita professionale. Certo ci sono anche gli scudetti con la Juve, l’Europeo in Francia con la Nazionale. Ma Padova è stata una cosa diversa. Io e tutti i protagonisti di quella bellissima storia ci siamo sentiti dentro la città, parte della città. Ci sono due foto che rendono bene l’idea. Il ritorno nelle Piazze dopo gli spareggi di Cremona e Firenze. Tutta quella gente, quel calore, quelle emozioni. Indimenticabile. E so che anche a i padovani quei due anni sono rimasti nel cuore».

Ricordi di un calcio che non c’è più, però…
“Sì e no. È cambiato tutto, ma esistono ancora ambienti dove l’attaccamento alla maglia è importante. Penso alla Juve di oggi, dove è fondamentale sentirsi parte di un gruppo e di un progetto. Quel Padova era così. Era il segreto di quella squadra. Il segreto di quella società. Diciamo che io per lavorare al meglio ha bisogno di emozioni, di passione, ho una visione romantica del calcio».

Visione applicabile anche ad altri ambiti lavorativi…
«Vero. Se fai qualcosa con passione è probabile che ti riesca meglio».

La stessa passione che ha convinto Sergio Giordani a svestire i panni di imprenditore per candidarsi a sindaco della propria città.
«Sì ho sentito. E so che è stato male e che ora sta meglio. Lo chiamerò con più calma. Gli sono vicino».

Da allenatore talentuoso (Sandreani superò a pieni voti il supercorso di Coverciano con una tesi sul modulo 5-3-2) che consiglio tattico darebbe al candidato Giordani?
(Ride). «Sergio per come lo conosco ha una prerogativa: sa sempre ciò che bisogna fare. Nei momenti di stallo da presidente sbloccava le situazioni prendendo decisioni».

È sorpreso che si sia candidato?
«Per come lo conosco no. Mi sorprende forse che abbia deciso l’arena politica. Un mondo dove bisogna galoppare. Anche se lui è un galoppatore formidabile. Riesce a lavorare tantissimo con una calma invidiabile».

Per lei ha i numeri per fare il sindaco?
«Vedo molte affinità con il ruolo di presidente di calcio. Soprattutto con il ruolo che lui ha tenuto con il Calcio Padova. Mi creda. Non era facile governare un club così piccolo senza padrini o nessuno forte alle spalle. Sergio ha qualità e determinazione sufficienti».

Lei niente politica?
«È un mondo che non mi appartiene».

Quali sono i suoi obiettivi professionali?
«Amo essere apprezzato per il mio lavoro. Amo ciò che faccio ora con la Federazione. I dirigenti mi danno le giuste motivazioni e mi stimolano la giusta passione».

Lei ha lavorato con Conte e ora con Ventura. Quali sono i loro punti di forza?
«Sono due grandi allenatori. Entrambi hanno grande competenza e voglia di far bene».

E del Calcio Padova di oggi?
«È un po’ che non vengo all’Euganeo. Passo spesso dalle vostre parti ma è tanto che non mi fermo. Spero possa risalire, anzi faccio il tifo perché salga di categoria».

Tornerà presto in città?
«Come ho detto ho Padova nel cuore. Ci ho vissuto sette anni, dal 1989 al 1996. Diciamo che sono diventato un po’ padovano dentro. Ricordo il centro storico, ricordo il calore delle persone che mi fermavano quando passeggiavo. Ricordo una città splendida che mi ha regalato

emozioni indimenticabili. D’altra parte all’inizio la sede della società era all’Appiani. Si usciva di lì e si era già in centro. Poi ci si è spostati all’Euganeo, ma sotto il profilo dell’affetto dei tifosi non è mai cambiato nulla. Tornerò, certo. E sono sicuro che mi sentirò come a casa».

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