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Barbona, un unico dipendente per mandare avanti il municipio

Il grido di allarme del sindaco Peotta: «Anche se abbiamo le risorse non possiamo assumere» Appello al Parlamento per modificare il decreto Enti locali: «Basta penalizzare ch è stato virtusoso»

BARBONA. Piccolo sarà anche bello, ma se piccolo significa anche penalizzato allora le cose cambiano. Ne sa qualcosa Francesco Peotta, sindaco di Barbona, 658 anime sparse in otto chilometri e mezzo di campagna a ridosso dell’Adige, nell’estremo lembo meridionale del Veneto. Barbona: piccola, bella ma anche penalizzata. Il municipio conta un unico dipendente a tempo pieno cui si affianca un part time per il servizio Anagrafe. Un record di tutta la regione - dove i Comuni sotto i mille abitanti sono una quarantina - con un rapporto di 447,33 abitanti per dipendente. E il problema è che Barbona, come ogni altro Comune, dal 2004 non può fare assunzioni, o, meglio, non può aumentare il suo organico. Anche se le casse del municipio lo consentirebbero.

Così l’unico dipendente che ogni mattina si presenta in municipio a Barbona deve destreggiarsi tra il centralino, le fatture, gli ordini, le incombenze in materia di edilizia, di ambiente, di patrimonio, oltre che organizzare e coordinare le attività necessariamente demandate ad altri lavoratori, come l’assistente sociale del vicino comune di San Pietro Viminario che presta 4 ore settimanali di servizio, o gli operai della cooperativa cui sono affidati i piccoli lavori di manutenzione su strade, marciapiedi ed edifici pubblici. Quando deve andare in ferie è un dramma, se si ammala peggio. Una situazione che, con le incombenze burocratiche che di anno in anno aumentano anche per i piccoli Comuni (una ventina di appuntamenti fissi cn le scartoffie da compilare tra rilevazioni Istat e della Corte dei conti, questionari del Ministero delle Finanze, censimenti e monitoraggi vari) sta diventando sempre più difficile. Ed è per questo che il sindaco Peotta, insieme al collega Aldo D’Achille del comune di San Bellino in provincia di Rovigo (1.118 abitanti e 6 dipendenti), ha lanciato un appello ai parlamentari veneti affinchè presentassero un emendamento al decreto legge Enti locali pubblicato in Gazzetta il 24 aprile scorso. «Speravo che questo decreto aprisse alla possibilità di nuove assunzioni per far fronte a situazioni al limite come quella di Barbona» sottolinea Peotta, «invece sono previste assunzioni a termine sponsorizzate da privati e un turn over al 90 per cento del personale cessato, ma ancora nessuna possibilità di accrescere il numero di dipendenti quando un Comune è carente». La media nazionale è di 6,77 dipendenti ogni mille abitanti: «Barbona» fa notare il sindaco, «è sotto di 5 unità. Il paradosso è che si penalizzano i Comuni più virtuosi, che hanno sempre tenuto basso l’organico. Le norme in vigore obbligano al contenimento di personale tanto i Comuni che ne hanno in esubero, quanto quelli carenti. Che senso ha?».

Per cercare una soluzione, i due sindaci hanno allargato lo sguardo all’Italia intera. E se è vero che la media nazionale è di 6,7 dipendenti ogni mille abitanti, è vero anche che ci sono regioni dove il rapporto è molto più alto. Qualche esempio: in valle d’Aosta è di 11,15, in Sicilia di 9,92, in Trentino Alto Adige di 9,34. Un rapporto più basso del Veneto (5,59) ce l’ha solo la Puglia, 4,32 dipendenti ogni mille abitanti.

«Sarebbe già tanto consentire a ogni amministrazione comunale, in condizione di grave carenza di organico, di poter assumere un numero minimo garantito di dipendenti, in deroga ai vincoli» suggerisce Peotta, «lo si è fatto per i Comuni in dissesto e non lo si fa per quelli con i bilanci in equilibrio?». L’appello dei due sindaci è stato raccolto da alcuni parlamentari veneti, in particolare Roger De Menech, Simonetta Rubinato, Diego Crivellari

e Domenico Menorello: hanno promosso un emendamento alla camera in vista della conversione del decreto legge in legge. «Su questa iniziativa» insiste Peotta, «ora serve un sostegno trasversale tra forze politiche affinchè si arrivi alla soluzione auspicata».

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