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Fondere 4 Comuni porterà loro in cassa quasi dodici milioni

Lo studio dei pro e contro per Megliadino San Vitale, Saletto Santa Margherita d’Adige e Megliadino San Fidenzio

SALETTO. Entra nel vivo il percorso di fusione di Santa Margherita d'Adige, Saletto, Megliadino San Vitale e Megliadino San Fidenzio. Attraverso incontri e con la pubblicazione nel web, è stato infatti reso noto lo studio di fattibilità dell'Università di Padova che illustra il possibile scenario portato dalla fusione dei quattro enti locali.

L’identikit del nuovo Comune. Se la fusione fosse approvata oggi, il nuovo Comune conterebbe 8.943 abitanti su un territorio di 54,23 chilometri quadrati, diventando la seconda municipalità del Montagnanese (seconda solo a Montagnana che vanta 9.214 abitanti) e la quarta della Bassa dietro a Monselice ed Este. Sarebbe la prima per estensione territoriale. La popolazione è piuttosto stabile (-24 unità in cinque anni), ha un indice di vecchiaia sopra la media provinciale e regionale (con il 161% di over 65 rispetto agli under 14), mentre l'incidenza degli stranieri è del 6,8%, in calo nell'ultimo quinquennio e sotto di quattro punti rispetto alla media padovana e veneta. Le imprese che hanno sede in questo territorio sono 1.074 (il 26,9% legate all'agricoltura), una ogni 8,4 abitanti, per un totale di 2.028 addetti impegnati per il 33,9% nel settore industriale. Il reddito medio è di 18.226 euro per dichiarante, largamente al di sotto della media provinciale (24.251).

Numeri della fusione. Tra le voci analizzate c'è il peso dei dipendenti comunali. All'atto della fusione i quattro Comuni avrebbero 46-47 dipendenti da gestire, cifra "ponderata" anche sul fatto che i Comuni fanno parte dell'Unione Megliadina. Il nuovo Comune potrebbe scendere fra i 35 e i 38 dipendenti, con un calo delle posizioni organizzative (che costano di più) e con un solo segretario comunale (unico, ad oggi, per Saletto e Santa Margherita ma con l'attuale posto vacante degli altri due Comuni). La relazione non quantifica al dettaglio il risparmio in questo campo, ma lo pone come voce importante nell'ottica dell'appetibilità economica della fusione.Il Comune unico avrebbe inoltre un solo sindaco al posto di quattro, 5 membri di giunta invece di 12, 13 consiglieri comunali invece di 40. Tra amministratori, segretario comunale, revisore dei conti e organi di controllo e valutazione, il risparmio annuo sarebbe di 70 mila euro. Ad ingolosire c'è soprattutto il bottino di incentivi statali e regionali legati alla fusione: dallo Stato arriverebbero 1.095.323 all'anno per dieci anni (il 50% dei trasferimenti statali del 2010) e 770 mila euro dalla Regione in un triennio. In totale i contributi alla fusione ammonterebbero a 11.723.232 euro, più del doppio dei bilanci annuali dei quattro enti messi assieme.

Limiti della fusione. Risparmi, nuovi servizi, diminuzione della pressione tributaria locale, maggior massa critica e un notevole peso politico nel territorio sono i vantaggi evidenziati dalla fusione, che però ha anche alcune difficoltà, ben evidenziate dallo studio: il campanilismo, il timore che i servizi si allontanino, la differenza tra le attuali tariffe e le aliquote fiscali comunali, i dubbi del personale comunale che sarà costretto a cambi di mansioni e abitudini.

Il nuovo volto. Lo studio consiglia la creazione di vari organismi di partecipazione politica, a partire dal Comitato municipale per ognuno dei quattro Comuni, organo consultivo del Consiglio comunale, composto da un prosindaco e da due componenti, nominati dal Consiglio comunale tra i candidati

alle elezioni comunali. Il prosindaco potrebbe essere componente della giunta comunale, con delega ad occuparsi dell'ambito territoriale d'origine. Viene inoltre consigliato il mantenimento di ciascun municipio, pur con la centralizzazione di numerosi servizi.

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