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l'inferno in casa

Pesta per anni moglie e figli, condannato

Due anni e 8 mesi, dovrà anche pagare un risarcimento di 60 mila euro. Uno dei bambini: «Sono stato buttato giù dalle scale e picchiato»

PADOVA. Ha massacrato moglie e due dei tre figli per 9 anni. Li ha distrutti psicologicamente. E, come se non bastasse, ha svuotato il conto (115 mila euro) cointestato a lui e alla moglie per rendere prigionieri i suoi familiari. Inutile.

Al processo contro quel padre-padrone, accusato di maltrattamenti, lesioni e violazione degli obblighi di assistenza familiare, nessuno ha taciuto. È stato accusato dai due gemellini, oggi 13enni, che dormivano nascondendo sotto le coperte alcuni coltellini per paura del papà.

E, ancora, è stato accusato dall’altro figlio scampato alle violenze e anche dall’ex moglie che, dopo anni di patimenti, è riuscita a ribellarsi a quell’inferno domestico. Ieri il giudice di Padova, Laura Alcaro, ha messo la parola fine alla dolorosa vicenda pronunciando una sentenza di condanna nei confronti dell’uomo, un 50enne residente nell’hinterland con problemi psicologici non ritenuti a livello di patologia, di professione autostraportatore per una ditta: due anni e 8 mesi di carcere, oltre a un risarcimento di 60 mila euro riconosciuto alle vittime come provvisionale immediatamente esecutiva, un anticipo sul risarcimento definitivo che potrà essere ottenuto con una separata causa civile. Vittime che si sono costituite parte civile, tutelate dall’avvocato Pierilario Troccolo.

Non è stata concessa la sospensione condizionale della pena, come richiesto dal pm Roberto Piccione che aveva coordinato l’inchiesta. E aveva ottenuto dal gip Cristina Cavaggion a carico del padre e marito un provvedimento di allontanamento dall’abitazione di famiglia, il divieto di avvicinamento alla coniuge (ormai ex) e ai figli con l’obbligo di versare mensilmente un assegno di mille euro per il mantenimento dei congiunti.

Un mostro: così moglie e bambini hanno descritto l’uomo prima davanti ai carabinieri poi in aula. Un mostro che li terrorizzava tanto da spingere i quattro a scappare e rifugiarsi a casa dei nonni. «Picchia tutti... Per poco buttava la mamma per le scale», aveva raccontato uno dei gemellini.

«Gli ultimi giorni a casa dormivo con il coltellino svizzero, incastrato sul letto con la punta in giù... E con il telefonino pronto a chiamare il 112... Avevamo preso i coltellini perché avevamo paura che ci trovassero secchi la mattina». I ragazzini avevano parlato di «botte a nastro... a sangue».

Ma il padre sfogava la sua violenza pure sulle suppellettili di casa: dai mobili, al pc, ai cellulari. L’altro gemellino aveva raccontato che, durante un’aggressione, il padre gli aveva rotto un dente «mi ha buttato giù, pum... perché così gli andava... era arrabbiato per i cavoli suoi... e se l’è presa con me» aveva detto spiegando di essere stato picchiato perfino con un bastone. «Ci pestava tutti i giorni, sempre... Un giorno ha rotto perfino il mestolo di legno addosso a noi... la mamma ci ha sempre difesi prendendo i pugni per noi». «La mamma era pestata sempre da dietro... Era un coniglio... Appena una persona si girava , gli dava...».

Uno dei figli ha ricordato un episodio narrato a lui dalla madre e dal fratello maggiore: quando aveva tre anni, il padre lo aveva scaraventato lungo le scale. A lui, invece - ricordava - un paio d’anni prima, il padre aveva scagliato addosso

un letto in piena notte.

Racconti drammatici confermati da testimoni che avevano visto l’uomo prendere per il collo la moglie e lo avevano sentito urlare «ti uccido». L’1 febbraio 2016 la moglie si decide a firmare la querela. E l’incubo finisce, anche se i traumi sono rimasti.

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