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Peculato in discarica, quattro anni a Fior

Supertecnico regionale condannato per la forestazione a Sant’Urbano. Patteggiano architetto e imprenditore

SANT’URBANO. Supertecnico della Regione Veneto ai massimi livelli, onnipotente in materia ambientale e uomo di fiducia dell’ex governatore Giancarlo Galan. È l’ingenere Fabio Fior, 59 anni, residente a Padova nella centralissima via Del Santo, dirigente pubblico (responsabile della Direzione tutela ambiente della Regione dal 5 luglio 2002 al 23 agosto 2010) ma anche imprenditore con aziende private attive nello stesso ambito. Ovvero controllore e controllato. Ieri è arrivata la condanna a 4 anni di carcere nell’ambito dell’inchiesta sul fallito progetto di forestazione della discarica Gea di Sant’Urbano, una valanga di finanziamenti pubblici, almeno 5 milioni di euro, finiti nelle casse di Green Project srl (società creata ad hoc e riconducibile a Fior, titolare occultato da una rete di prestanomi), attraverso un giro di false fatture. La sentenza è stata pronunciata dal gup padovano Cristina Cavaggion al termine di un rito abbreviato che, per legge, prevede lo sconto di un terzo della pena. Una sentenza che ha accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Sergio Dini. Assolto l’ex sindaco di Piacenza d’Adige (Udc) Lucio Giorio; hanno patteggiato l’architetto Maria De Svaldi, 50 anni di Mogliano Veneto nel Trevigiano (un anno e 5 mesi), e l’imprenditore Sebastiano Strano, 54 nativo di Battaglia Terme anche se residente a Saccolongo (un anno e 4 mesi). L’accusa contestata a tutti? Concorso in peculato nella gestione dei fondi destinati alla forestazione della discarica Gea. Per lo stesso reato sono a processo davanti al tribunale di Padova (prossima udienza il 31 ottobre) l'ex sindaco di Sant'Urbano Dionisio Fiocco, 52 anni, e l'amministratore di Solaris srl Simone Pasquali, 47 di Teolo, che non hanno scelto riti alternativi.

Il procedimento penale, trasmesso a Padova dalla procura di Venezia, nasce dalla “costola” di un’indagine sulla cosiddetta cricca delle discariche che, nell’ottobre 2014, spedisce Fior agli arresti domiciliari mentre Dei Svaldi e Strano sono destinatari di una misura cautelare più lieve, l’obbligo di dimora. Un’indagine che conta oltre una ventina di indagati, alcuni in comune con la maxi-indagine sulle tangenti del Mose.

Nel 2003 la giunta regionale aveva stabilito di assorbire il biossido di carbonio prodotto nell’area delle discariche grazie alla forestazione. Uno degli interventi previsti era nel sito di Sant'Urbano: per finanziare la forestazione, la commissione tecnica regionale ambientale (Ctra) presieduta da Fior, aveva aumentato di 4 euro a tonnellata la tariffa per il conferimento dei rifiuti. La somma – sempre in seguito a un’autorizzazione firmata dal supertecnico regionale – doveva essere versata da Gea srl, gestore della discarica, alla società Green Project, di fatto sotto il controllo del dirigente pubblico. Società, quest’ultima, che aveva ottenuto l'appalto relativo alla forestazione senza alcuna gara o selezione pubblica con il sostegno di Solaris (partecipata dai Comuni di Sant'Urbano e Piacenza d'Adige, da qui il coinvolgimento dei due ex sindaci). Solaris avrebbe individuato i terreni di privati in cui destinare le piante. Ma i soldi spesi prendono altre direzioni. E il progetto non va in porto. Alla fine gli alberi piantati non sarebbero stati più di 2.280, per una spesa di poco più di 63 mila euro nonostante i super incassi di Green Project finita in liquidazione: eppure aveva reclamato un risarcimento milionario (520 milioni di euro) dal Comune di Sant’Urbano “colpevole” di aver presentato un esposto sul caso nel 2012.

Nel frattempo nel

novembre 2015 la Corte dei Conti ha condannato Fior a risarcire alla Regione ben 284 mila euro (oltre agli interessi) per danno erariale: pur lavorando nel Pubblico, svolgeva una marea di consulenze esterne senza la necessaria autorizzazione. Possibile che nessuno se ne fosse mai accorto prima?

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