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le olimpiadi della macchina utensile

Le tute blu del futuro sognano internet Gli studenti: «Più digitale e innovazione»

PADOVA. Meno lima e più progettazione per le tute blu di domani. I ragazzi impegnati alle terze Olimpiadi padovane della Macchina Utensile guardano agli studi universitari, alla progettazione...

PADOVA. Meno lima e più progettazione per le tute blu di domani. I ragazzi impegnati alle terze Olimpiadi padovane della Macchina Utensile guardano agli studi universitari, alla progettazione digitale o semplicemente al lavoro ma con un occhio teso alle competenze di qualità. E i 64 studenti dei 7 istituti tecnici e professionali della provincia di padova, riuniti ieri nella sede centrale di Bedeschi a Limena, hanno gareggiato con attenzione alla competizione che chiedeva loro di capire le modalità di realizzazione di un elemento meccanico complesso fornito dall’azienda.

«Sono solo in quarta e prima di decidere cosa farò da grande ho ancora un anno» ha detto Lucia M. dell’IIS Euganeo di Este, unica ragazza a partecipare alla competizione. «Voglio fare l’ingegnere e penso che dovrò fare l’università per forza. Ho già fatto uno stage alla Komatsu di Este e ne farò altri per formarmi il meglio possibile. Parteciperò anche a un piccolo Erasmus di 5 settimane in Galles organizzato dalla scuola. Ho voglia di studiare e imparare qualcosa di concreto ma mi piacerebbe anche vedere il mondo. La formazione qui è ottima ma il mondo del lavoro non lo è e penso che potrei vivere meglio all’estero».

E se a vincere l’Olimpiade di quest’anno è stato un team dell’Euganeo di Este, composto da Dennis Barbiero, Sergio Rizzi, Marco Tecchiato, Marco Vanzetto (per la categoria istituti professionali) e uno dell’IIS Newton di Camposampiero con Edoardo Buso, Luigi De Marchi, Riccardo Giacomazzo, Luca Massaro e Andrea Pacilli (nella categoria istituti tecnici), sono molti i ragazzi che guardano alla digitalizzazione delle professione come nuovo sviluppo del proprio futuro. «Voglio fare il progettista» ha chiarito Carlo Bertaggia del Marconi di Padova. «Vorrei usare il digitale, creare nuovi prodotti e trovare soluzioni innovative per quelli già in essere». Ma se c’è chi pensa già al lavoro, e sono più d’uno, tutti sono concordi sull’utilità delle esperienze dirette in azienda. «Sono riuscito a capire solo con lo stage il perché di tante cose che ho studiato» ha detto Marco Pulvino dell’Euganeo di Este, «ma ho capito anche il valore della puntualità, dell’attenzione e del rispetto del ruolo mio e degli altri».

Un raccordo virtuoso quello tra formazione e impresa in un’area come il Veneto dove l’indice di occupazione dei ragazzi, a due anni dal diploma tecnico, tocca il 67,5%, ma dove ogni anno sono circa 12 mila le figure che le aziende faticano a trovare. «L’alternanza deve essere parte integrante del percorso di studio dei ragazzi» dichiara Mario Ravagnan, vice presidente Confindustria Padova e presidente Metalmeccanici. «Oggi a Padova la disoccupazione giovanile è

al 23,2% e l’alternanza diventa un’opportunità preziosa per i ragazzi ma anche una responsabilità per le imprese. Per questo credo sia anche giusto riconoscere un “bollino blu” alla qualità e all’impegno educativo delle aziende, troppo spesso silenzioso e sotto traccia».

Riccardo Sandre

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