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«Odori acri e malori» Sesa sotto la lente degli ambientalisti

Dubbi sugli ingenti sversamenti di compost nei campi La società: «Tutto naturale». Stasera incontro a Ospedaletto

ESTE. Faccia a faccia questa sera a Ospedaletto Euganeo (sala civica di via Pertini) fra comitati ambientalisti e i vertici di Sesa spa, la società per il 51% del Comune di Este e per il 49% privata che si occupa della raccolta dei rifiuti ma soprattutto della lavorazione della frazione umida per ricavarne il compost. Sul tavolo le premesse sono quelle dello scontro, non nuovo in realtà, fra i due fronti. Perché fra gli ambientalisti - la serata “Apriti Sesa” è promossa da Lasciateci respirare di Monselice e Lendinara, Terre nostre venete e Pozzonovo e Aria pulita di Bovolenta - sono molti quelli che da anni puntano il dito contro gli impianti di via Comuna. Denunciano sversamenti di compost e digestato nei terreni dai quali si alzano miasmi irrespirabili che provocherebbero addirittura malori. «Spero che le testimonianze che abbiamo raccolto possano emergere durante la serata» si fa avanti Francesco Miazzi di Monselice, fra i promotori, «perché ci sono persone che hanno testato sulla loro pelle le conseguenze della presenza di queste sostanze. Qualche anno fa quando sono state effettuate delle analisi dall’Arpav sul compost è emerso che c’erano metalli pesanti. Vorremmo risposte chiare e trasparenza su quello che fa Sesa e su come lo fa».

La società, da parte sua, non si tira indietro. All’incontro saranno presenti il presidente Natalino Furlan (Comune di Este) e il vicepresidente Angelo Mandato (socio privato). «Nel piano industriale Sesa ha escluso qualsiasi tipo di investimento per i Css» sottolinea Furlan, «vorrei sottolineare che gli utili di Sesa garantiscono il 15% delle entrate del Comune di Este, nel 2015 quasi due milioni di euro, pari a 117 euro per abitante». «Il processo attraverso il quale dai rifiuti umidi si ricava il compost è interamente naturale» spiega il presidente, «non viene utilizzato alcun componente chimico. Quando il compost è più umido può emanare odore ma non insopportabili e comunque assolutamente mai nocivi. Chiunque può venire nel nostro impianto a sentire». Nell’impianto di Sesa dalla lavorazione dell’umido oltre al compost si ricavano energia elettrica, metano ed energia termica: «Abbiamo calcolato un risparmio annuo di 76 mila tonnellate di emissioni di Co2» sottolinea Furlan, «entro l’anno la totalità della nostra flotta aziendale viaggerà con il biometano, risparmiando 1.450 tonnellate di Pm10».

Ad oggi Sesa riesce a vendere circa metà del compost che produce, 60 mila tonnellate l’anno. «È estremamente fertile e viene usato nel giardinaggio, nei vigneti, nei frutteti, in agricoltura biologica e una parte viene confezionata da terzi e regalata nelle scuole e nelle feste in occasione delle campagne di sensibilizzazione. Quello che avanza» dice Furlan, «lo diamo agli agricoltori quasi gratis. Questo perché a causa del debito di 15 milioni di euro di Padova Tre srl abbiamo dovuto rinviare il progetto di un impianto per compattare il compost in formato di pellet e insacchettarlo. L’impianto - che costa 8 milioni di euro - darebbe

lavoro a una cinquantina di persone e ci consentirebbe di vendere il prodotto così realizzato a 100 euro il quintale invece di un euro come oggi. Per gli agricoltori sarebbe più comodo da usare perché verrebbe sparso nei campi con le stesse macchine che usano per spandere i concimi chimici».

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