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Un malore avrebbe stroncato il poliziotto

Nessuna frenata o tentativo di correggere la manovra da parte di Filippo Mabea, piombato con la sua Opel nel Bacchiglione

CORREZZOLA. Un’interminabile corsa di settanta metri lungo l’argine del Bacchiglione prima di finire in acqua. Nessuna frenata e nessun tentativo di correggere disperatamente la manovra. Filippo Mabea probabilmente era già privo di conoscenza quando lunedì mattina a Pontelongo è andato incontro al suo tragico destino. Appare confermato quindi che sia stato un malore fatale la causa dell’incidente. Un’ipotesi che già era stata avvalorata dai rilievi dei carabinieri circa la dinamica della fuoriuscita, e dalle testimonianze raccolte da chi ha assistito al fatto.

L’Opel Corsa di colore bianco, una volta finita in acqua, ha impiegato quasi mezz’ora per inabissarsi completamente. Nell’abitacolo si riusciva a scorgeva un uomo inerme che per tutto il tempo è rimasto piegato in avanti, adagiato sul volante. Filippo Mabea era un poliziotto in forza come videofotosegnalatore al Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica del Triveneto. Era rientrato al lavoro nel fine settimana, dopo essere rimasto a casa qualche giorno a causa dell’influenza. Non era perfettamente guarito, ma il suo riconosciuto senso del dovere, unito al fatto che anche altri colleghi erano fuori causa per lo stesso motivo, lo aveva spinto a tornare in servizio anticipatamente.

Lunedì mattina, dopo il turno notturno, si apprestava a raggiungere la sua abitazione di Villa del Bosco. Da Padova, accompagnato da un collega, aveva fatto sosta a Brusadure di Bovolenta dove aveva recuperato la sua auto. Mentre era ancora in auto con il collega, alle 7.20 Filippo aveva telefonato alla moglie per avvertirla che da lì a poco sarebbe rincasato. Dopo pochi chilometri tuttavia, in via Roma, lungo l’argine sinistro che porta al centro di Pontelongo, la sua auto senza nessun motivo è uscita di strada finendo in acqua. Sul posto, una volta attivata dai passanti la macchina dei soccorsi, sono arrivati i vigili del fuoco che, insieme ai sommozzatori, hanno tentato il disperato recupero. Intanto la moglie Milena Perini, medico del lavoro, intorno alle 8.30 è arrivata in paese per un appuntamento in municipio. Ignara di ciò che stava accadendo si è avvicinata al luogo dell’incidente dove freneticamente si stavano svolgendo le operazioni di recupero del mezzo. Davanti ai suoi occhi si è materializzato ciò che mai avrebbe potuto neppure lontanamente immaginare.

Filippo Mabea, oltre alla moglie, ha lasciato i figli Susanna e Riccardo di 5 e 7 anni. Poliziotto dai tempi del servizio militare, negli ultimi anni presiedeva, insieme alla moglie, l’associazione no profit All For Life che si occupa di diffondere la cultura del primo soccorso attraverso corsi dedicati all’utilizzo del defibrillatore, delle pratiche di primo intervento e delle pratiche di disostruzione delle vie aeree per i bambini. Un’attività che, come un tempo la pratica sportiva, lo appassionava in una maniera tale da contagiare chi lo circondava. Tra questi anche il fratello Alessandro, di otto anni più giovane, anche lui poliziotto. È assistente capo della Polizia di Stato in servizio nella Squadra cinofili della Questura di Padova. «Filippo per me», racconta, «è stato un esempio e un sostegno. È stato lui ad accompagnarmi nel 2000 al mio giuramento». Alessandro aveva sposato anche il progetto portato avanti dal fratello con la sua associazione All For Life. «Una volta» continua «ho partecipato a una serata informativa e dal quel momento sono stato coinvolto sempre più nell’attività, sino a diventare io stesso un istruttore». Una vera e propria missione, che Filippo insieme al fratello hanno allargato anche al lavoro. «Da ottobre», spiega orgoglioso, «avevamo iniziato a tenere, senza sosta, corsi per i nostri colleghi per dare a tutti la possibilità di usufruire della palestra interna al reparto, che da un giorno all’altro era stata vietata a chi non fosse abilitato ad usare il defibrillatore».

Non solo. «Mio fratello non riusciva a concepire», svela, «che un poliziotto non fosse in grado di prestare un aiuto di primo soccorso. Secondo lui tutti dovrebbero essere in grado di farlo e per questo si stava operando il più possibile per diffondere, anche in campo lavorativo, questo tipo di cultura. Pensava che bisognasse integrare il più possibile, ciascuno con il proprio impegno

personale, agli strumenti, purtroppo a volte carenti, messi a disposizione dallo Stato». Sarà intitolato a Filippo un nuovo defibrillatore che sarà presto installato direttamente in Questura a Padova, a cui seguirà anche la formazione di tutti gli operatori.

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