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Elvis dona un rene a sua moglie: «La amo, è il regalo più grande»

Il capo dell’ex campo nomadi di via Bassette ha ricevuto l’autorizzazione dalla commissione regionale. Sarà ricoverato a Padova tra due settimane: «Lei è in dialisi da anni, spero di darle una speranza»

PADOVA. Dice di campare recuperando ferrame di vario genere che poi rivende a chissàchi. Le illazioni sul suo conto si sprecano e forse non sono neppure illazioni.

Ma non è questo il punto. Non ora. Perché Elvis Seferovic, 50 anni, padre di 11 figli, capo indiscusso della comunità di nomadi di via Bassette, ha deciso di donare un rene. Lo donerà a sua moglie Hanka Mujic, in dialisi ormai da anni.

L’altro giorno la Commissione regionale ha dato il suo assenso. Tra due settimane il nomade sarà ricoverato insieme alla consorte e in una sala operatoria dell’ospedale di Padova sarà eseguito il trapianto. «Lo faccio perché la amo e sono disposto a tutto pur di darle una speranza», dice quasi commosso.

Elvis e Padova. Non è sempre stato un rapporto idilliaco e forse non lo sarà mai. Neanche adesso che il campo di via Bassette non c’è più e che il nome “Elvis Seferovic” è scritto sull’etichetta adesiva di un campanello, in una vecchia palazzina in zona Stanga.

Si è presentato alla città nel 2007, quando con un colpo magistrale ha acquistato un piccolo terreno imbrigliato tra autostrada e tangenziali. Così via Bassette, stradina semisconosciuta nel quartiere di Mortise, è diventata nella testa di molti padovani uno dei simboli del degrado. Perché lì Elvis Seferovic ha piazzato le sue roulotte e ha allestito il suo campo. Undici figli e un tot di parenti che, in alcuni momenti, hanno alzato a cinquanta il numero degli ospiti.

Il quartiere, manco a dirlo, ha fatto capire in tutti i modi di non volerne sapere. L’esasperazione è arrivata al punto che persino una costola del Partito democratico ha improvvisato un volantinaggio davanti al centro commerciale La Corte per dire “No”al campo nomadi. Sono stati anni difficili, con proteste, controlli di polizia, denunce e anche qualche arresto per furto. Tuttavia, sta per capitare una di quelle cose che segnano un prima e un dopo. È come se una lavagna imbrattata da capo a piedi stesse per ricevere un piccolo colpo di spugna.

Oggi, 2017, Elvis ha deciso di donare una parte di sé alla sua donna. In queste ultime settimane si è sottoposto a un mare di accertamenti: dalla compatibilità immunologica e di gruppo sanguigno, a tutti i controlli sulla funzionalità dell’organo da donare. Elvis, una volta giudicato clinicamente idoneo, è stato valutato dalla Commissione costituita da membri del Centro Regionale Trapianti del Veneto.

La donazione di rene tra coniugi, in questi ultimi 15 anni, anche in Italia è diventata sempre più frequente. È di facile attuazione dal punto di vista procedurale, proprio in virtù del particolare legame affettivo che esiste tra chi dona e chi riceve.

«Io sono il capofamiglia e non posso sottrarmi al mio destino se mia moglie sta male» risponde fiero. «A 50 anni sono ancora in forma, gli esami sono a posto, i medici hanno detto che si può fare e per tutti questi motivi voglio fare

a mia moglie il regalo più grande di tutta la nostra vita». È sincero Elvis: «Non posso dire di non avere paura ma stavolta c’è in ballo la salute della persona più importante al mondo».

e.ferro@mattinopadova.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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