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Lunghi: «Ci dicevano che era tutto a posto»

Muraro (Vescovana): «I colleghi che erano nel Consorzio non potevano non sapere»

ESTE. Un silenzio assordante. Dopo l’atto di accusa di Simone Borile, ex vice presidente e direttore di Padova Tre srl, i sindaci non parlano. Strano, si direbbe, visto che Borile li accusa pubblicamente di aver saputo dal 2014 dei gravi problemi di Padova Tre generati dalle differenze di gestione del servizio rifiuti che proprio loro, per non alzare le tariffe e perdere il consenso, non hanno mai ripianato. È tutto a verbale, in effetti. Il sindaco di Monselice, Francesco Lunghi, a domanda ...

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ESTE. Un silenzio assordante. Dopo l’atto di accusa di Simone Borile, ex vice presidente e direttore di Padova Tre srl, i sindaci non parlano. Strano, si direbbe, visto che Borile li accusa pubblicamente di aver saputo dal 2014 dei gravi problemi di Padova Tre generati dalle differenze di gestione del servizio rifiuti che proprio loro, per non alzare le tariffe e perdere il consenso, non hanno mai ripianato. È tutto a verbale, in effetti. Il sindaco di Monselice, Francesco Lunghi, a domanda non si sottrae. E pare superare bene l’imbarazzo di essere stato fino a un anno e mezzo fa fra i più strenui sostenitori della gestione Borile, quella che oggi viene tacciata di essere l’origine di tutti i mali: «Se ci presentavano un bilancio della società in attivo e un Piano per la tariffa rifiuti che copriva i costi, di cosa avremmo dovuto dubitare?» chiede oggi. «Avremmo dovuto cercare fra le pieghe del bilancio, ma c’erano consulenti e revisori che avrebbero dovuto farlo in Padova Tre e Consorzio. Certo con il senno di poi, certe situazioni sono state sottovalutate. Solo quest’anno con i riscontri della Guardia di finanza abbiamo scoperto che nel 2015 su un Piano da 2 milioni di euro sono state emesse fatture per 2 milioni e 300 mila euro. I nuovi Piani partiranno da zero».

«Sinceramente non so come i miei colleghi che hanno aderito al Consorzio Padova Sud possano dire di non aver saputo dei problemi che c’erano» la posizione di Elena Muraro, alla guida di Vescovana, mai entrata nel Consorzio come Piove, Sant’Urbano e Barbona. «Chi faceva parte dello stesso cda del Padova Sud come faceva a non sapere? Trasparenza non ce n’è mai stata, il tempo ci ha dato ragione. Inoltre noi che siamo stati fuori abbiamo sempre avuto tariffe più basse».

Sulla stessa linea Francesco Peotta, di Barbona: «Le delibere di Padova Tre che gestiva una concessione da 30 milioni di euro l’anno non erano pubbliche» dice, «può esserci trasparenza? Il dissesto era noto, ma a qualcuno ha fatto comodo far finta di non vederlo».

Critico il M5s Bassa padovana: «Che vi fossero delle dinamiche “strane” e da anni molto poco convenienti per i cittadini lo denunciamo da anni come M5s, ora non possiamo che confidare nell’operato delle forze dell’ordine affinché venga fatta giustizia e soprattutto emergano le responsabilità e che il tutto non venga tanto per cambiare scaricato sulle spalle dei cittadini. Quello che secondo noi deve emergere, però, è che se da una parte l’attività di Borile e di chi con lui operava in Padova Tre era guidata da interessi diversi, dall’altra vi era una schiera di sindaci che in qualità di soci del Consorzio lasciavano fare, o non vigilavano minimamente sulla gestione. La cosa pubblica» l’attacco dei grillini, «non può essere ancora amministrata da chi non si accorgeva che il gestore a cui affidavano la spesa maggiore per i nostri Comuni con i soldi nostri si pagava la sistemazione della casa in montagna».(e.l.)