Quotidiani locali

I baristi di Padova pronti a spegnere radio e tv per protesta

Nuovo regolamento e spese suppletive: serve il documento d’impatto acustico anche per i locali che chiudono prima delle 22

Abbassa la tua radio, per favore. Questo il refrain di “Silenzioso show”, brano notissimo che Alberto Rabagliati cantava negli anni Quaranta del secolo scorso. Adesso, invece, in molti bar e ristoranti della città la radio (o la tv) potrebbe essere spenta quasi ovunque se non verrà eliminato, al più presto, l’articolo 11 del nuovo Regolamento comunale, che prevede l’obbligo dell’autocertificazione d’impatto acustico non solo per i discobar, ma anche per qualsiasi tipo di esercizio pubblico. Ossia anche per una piccola radio che il gestore fa ascoltare, anche solo come sottofondo musicale, ai propri clienti.

Immediata la reazione degli esercenti che si sono rivolti, in genere, all’Associazione provinciale pubblici esercizi (1.600 iscritti su 2.600 gestori presenti in tutta la provincia).

«Il progetto dell’obbligatorietà del documento d’impatto acustico, sacrosanto per i discobar, ma ora esteso anche a tutti gli altri locali pubblici, era nell’aria già nel periodo in cui, a Palazzo Moroni, governavano il sindaco Massimo Bitonci e l’assessore al Commercio, nonchè vicesindaco, Eleonora Mosco» spiega il direttore Filippo Segato, «dopo che avevamo chiesto spiegazioni in Comune, sembrava che l’obbligarietà per tutti i locali, compresi i baretti di periferia, si sarebbe limitata a un’autocertificazione. Invece dal primo gennaio è entrato in vigore anche quest’ulteriore balzello a carico dei gestori, che vale, in particolare, per le nuove aperture, per i trasferimenti, i subingressi e nei cambi di orario dell’esercizio. Si tratta di un vero e proprio nuovo balzello perché il documento d’impatto acustico (deve essere redatto da un professionista), anche quello per i piccoli locali, costa minimo tra i 500 ed i 1.000 euro». Insomma, all’Appe sono proprio seccati. Aggiunge Segato: «No. Così non va bene. Non è giusto mettere sullo stesso piano il bar o il ristorante dove si ascolta musica, anche a tutto volume, e i piccoli esercizi, dove la radio serve ad ascoltare le notizie del giorno oppure come sottofondo melodioso per la clientela».

La protesta dei dirigenti dell’Appe non si ferma a questa, semplice, constatazione del direttore, ma, nelle prossime settimane, è destinata a diventare sempre più massiccia e a coinvolgere anche le attuali autorità competenti in materia. «Programmeremo - anticipa

Segato - un’assemblea specifica su questo argomento, molto sentito dalla categoria e, prima che le posizioni dei singoli baristi e ristoratori diventino più dure e plateali - conclude il direttore dell’Appe - chiederemo anche un incontro urgente al commissario prefettizio, Michele Penta».

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