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Blitz in azienda, scovati tre clandestini

Indagini in corso dopo i controlli di carabinieri e Ispettorato del lavoro nelle imprese agricole di Albignasego e Due Carrare

ALBIGNASEGO. Lacrime amare dietro alle cipolle coltivate nelle campagne di Albignasego e Due Carrare, da lavoratori stranieri, alcuni dei quali clandestini, diversi forse pagati con soldi in nero.

Le indagini sull’attività agricola, sotto osservazione da parte dei carabinieri e dalla Direzione interregionale del lavoro, sono ancora in corso e si attendono sviluppi nei prossimi giorni.Da accertare ancora la posizione del titolare di un’azienda, un italiano, e dei lavoratori che impiegava nella ...

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ALBIGNASEGO. Lacrime amare dietro alle cipolle coltivate nelle campagne di Albignasego e Due Carrare, da lavoratori stranieri, alcuni dei quali clandestini, diversi forse pagati con soldi in nero.

Le indagini sull’attività agricola, sotto osservazione da parte dei carabinieri e dalla Direzione interregionale del lavoro, sono ancora in corso e si attendono sviluppi nei prossimi giorni.Da accertare ancora la posizione del titolare di un’azienda, un italiano, e dei lavoratori che impiegava nella raccolta e nella prima lavorazione degli ortaggi. L’Ispettorato del lavoro sta sentendo tutti e contemporaneamente sta svolgendo indagini sui contratti e sui metodi di pagamento dei salari. Da capire se vi siano responsabilità penali, vista la presenza di clandestini, e all’eventuale inottemperanza alla nuovissima legge 199 del 29 ottobre scorso, emanata contro il "caporalato" o meglio per contrastare i fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

Il salario non è neanche dei più miseri, sui 40 euro al giorno, ma sgobbando 12 ore al freddo di questa stagione, dentro un capannone gelido, dove i lavoratori sono costretti a stare anche per la pausa pranzo, impiegando delle cassette di plastica per la frutta e la verdura come sedie e tavolini, perché manca una saletta ristoro separata e riscaldata.

Mezz’ora di pausa e via, le mani in ammollo nell’acqua gelata per dodici ore filate, a pulire ortaggi che poi finiscono nei negozi della grande distribuzione. Dietro a un sacchetto di cipolle, che distrattamente al supermercato ci si infila dentro il carrello, ci sono persone come loro e queste condizioni di lavoro.

Al momento dell’ispezione congiunta di carabinieri, Ispettorato al lavoro, Servizi sociali, sono stati identificati una ventina scarsa di lavoratori, in gran parte uomini (provenienti dal Nord Africa e dal Bangladesh) e alcune donne romene e moldave. Tutti imbacuccati nei giubbotti per scaldarsi, un cartone sotto i piedi per isolare il freddo che risale dal pavimento.

Da valutare quindi se anche le condizioni siano da considerarsi adeguate e se vi sia qualcosa di più del pavimento inevitabilmente sporco di terriccio, per il continuo andirivieni degli operatori dalla campagna. Le indagini sono molto corpose e complesse e sono tuttora in corso: i lavoratori sono stati sentiti quasi tutti e la contabilità sarà passata al setaccio per verificare il numero di contratti di lavoro, le buste paga e i compensi. L’ispezione di mercoledì mattina ha portato intanto all’individuazione di tre uomini privi, al momento, del permesso di soggiorno: si tratta di un trentenne marocchino e due bengalesi di 29 e 38 anni, la cui posizione è al momento al vaglio dei carabinieri.