Quotidiani locali

palazzo moroni 

Lite su Russo capogruppo: «Chiamiamo i carabinieri»

Bettin e Foresta contro Pietrogrande: «È solo un maggiordomo del sindaco». Ok al Centro democratico, ma scoppia il caso dei “fittiani”

PADOVA. Crisi di maggioranza e nervi a fior di pelle a Palazzo Moroni, dove proseguono tra scontri e dispetti le mosse tattiche tra maggioranza e opposizione per il controllo della conferenza dei capigruppo, organo “chiave” per il funzionamento del consiglio comunale. Ieri la contrapposizione è esplosa attorno al ruolo di capogruppo di Riccardo Russo, il consigliere “ribelle” uscito dalla lista Bitonci. Schierati da una parte il segretario provinciale del Pd Massimo Bettin e il consigliere di RiFare Padova Antonio Foresta e dall’altra la presidente leghista del consiglio comunale Federica Pietrogrande e il segretario generale Lorenzo Traina. Animi accesi: si è arrivati addirittura alla minaccia di chiamare i carabinieri.

Russo capogruppo o no. A raccontare lo scontro è direttamente il protagonista Riccardo Russo: «Fanno ostruzionismo alla costituzione del gruppo di Centro democratico che ho chiesto alcuni giorni fa – spiega – Pietrogrande utilizza scuse risibili e problemi procedurali per non riconoscere il mio ruolo. Mentre per i consiglieri di fede bitonciana le procedure sono molto più veloci e pratiche».Russo dopo varie sollecitazioni ha ricevuto un no alla sua richiesta, a causa della «documentazione contraddittoria». Tanto che la presidente del consiglio ha ritenuto necessario aprire un’istruttoria e chiedere un parere al segretario generale.

L’ultimatum. È evidente il tentativo di non far arrivare Russo al consiglio comunale in programma oggi con il ruolo di capogruppo. Lo scontro si è consumato ieri pomeriggio a Palazzo Moroni con Foresta e Bettin che hanno minacciato di chiamare le forze dell’ordine se non fosse stato risolto il «problema procedurale». Un ultimatum che ha ottenuto il risultato sperato: la contestazione era sulla richiesta di adesione di Russo a un gruppo che ha due nomi, «Democrazia solidale» e «Centro democratico», mentre l’autorizzazione del segretario del partito Tabacci era solo per quest’ultimo nome. Problema risolto con una nuova richiesta del consigliere.

Gli attacchi. «Era una palese ingiustizia nei confronti di un ragazzo che non ha esperienza. Per questo sono intervenuto – ha spiegato Foresta – Non voglio fare il paladino ma su queste cose non mi tiro indietro, non sopporto gli abusi». E l’approfondimento delle norme (in particolare il comma 2 dell’articolo 36 dello Statuto) ha portato alla luce un altro caso: «Ora si apre il problema Cruciato – denuncia Foresta – Si può aderire solo a un partito rappresentato in Parlamento. Quindi il gruppo Conservatori e riformisti non potrebbe esistere».

«È davvero impressionante la spudoratezza con cui l’avvocato Pietrogrande ostenti la sua inadeguatezza all’incarico delicatissimo di presidente del consiglio comuanle. Politicamente parlando siamo davanti a una sorta di maggiordomo del sindaco», accusa Bettin.

Oggi il consiglio. Un clima infuocato che si ritroverà mercoledì  alle 15 nell’aula consiliare per l’approvazione della fusione delle tre società Aps. Fusione avallata anche dalle opposizioni ma con uno scontro così alto non è possibile escludere sorprese.

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon