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Primo caso di lingua blu a Padova, paura tra gli allevatori

Colpita una pecora in città, ma c’è il timore di una diffusione della malattia. Curto, Confagricoltura: «L’emergenza sta diventando pesante, rischio di danni»

PADOVA. L’epidemia della lingua blu colpisce anche a Padova e il cordone sanitario si stringe attorno agli allevatori della provincia. Sale dunque la preoccupazione per la febbre catarrale che colpisce gli ovini i caprini, ma anche i bovini da latte e da carne del Padovano.

A Padova per ora solo un caso è stato riscontrato in una stalla di pecore ma l’epidemia, partita il 30 agosto da un gregge di ovini vagante ad Alano di Piave nella provincia di Belluno, continua a mietere vittime. Al 13 ottobre scorso i focolai in Veneto erano 159 di cui 49 in provincia di Belluno, 85 a Treviso, 24 a Vicenza e 1 a Padova. Complessivamente sono coinvolti 47 Comuni.

E il dilagare della malattia, non pericolosa per l’uomo, ha indotto il ministero della Salute ad emanare un provvedimento urgente che sottopone a misure restrittive sia la provincia di Padova, sia il resto del Veneto, vale a dire Verona, Rovigo e Venezia. «L’emergenza Blue Tongue sta diventando sempre più pesante» dice Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Veneto «con gravi danni diretti e indiretti per gli allevatori. Ora che tutto il Veneto è diventato zona di restrizione è necessario più che mai definire una strategia unitaria e precisa nel gestire la situazione».

Sebbene sotto preciso controllo veterinario lo spostamento degli animali e la loro eventuale macellazione è tutt’ora permessa ma solo all’interno di aree dentro al cordone sanitario e verso macelli che dispongono di apposita certificazione. E tuttavia la Confagricoltura padovana segnala ancora molti elementi di incertezza nella gestione dell’emergenza. «Con la Regione era stato stabilito un percorso condiviso di vaccinazioni, ma a quasi due mesi dalla scoperta del primo focolaio nel Bellunese non ci sono disposizioni certe sulle vaccinazioni, non c’è coordinamento tra diverse Usl e gli allevatori stanno sborsando i soldi di tasca propria per vaccinare gli animali» aggiunge Curto. «All’annuncio della Regione di coprire i costi dei vaccini dei bovini, oltre che per gli ovini, non è seguita la delibera

per lo stanziamento dei fondi. Perciò abbiamo chiesto, insieme alle altre associazioni di categoria, un nuovo incontro in Regione agli assessori Luca Coletto e Giuseppe Pan per verificare come si sta procedendo e quali sono le strategie per puntare all’eliminazione del virus dal territorio».

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