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Chat di classe, genitori sotto accusa

A far infuriare i prof l’uso improprio del mezzo, tra discussioni e giudizi sugli insegnanti. Ma non tutto è da buttare

PADOVA. Ci sono praticamente in tutte le classi, c’è chi si butta a capofitto e chi le evita come la peste. Ma i gruppi chat delle mamme nascondono insidie che vanno oltre la noia dei continui suoni di notifica.

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La scuola Arcobaleno di Brusegana è stata la prima scuola a tempo pieno della città, negli anni Settanta, la prima dove c’è stato l’inserimento degli alunni disabili della classi, una di quelle dove ancor oggi il gruppo classe è un valore. Una scuola dove qualche anno fa una maestra andò a casa l’ultimo giorno di lezione prima di andare in pensione con una carrozza trainata da cavallo, regalo dei suoi studenti e delle colleghe.

Francesca Contarello è un’insegnate “storica” dell’Arcobaleno, una di quelle donne che per il proprio lavoro danno l’anima e sempre disposte a mettersi in discussione. Ha anche il polso della situazione di molte colleghe maestre che da un anno frequentano ogni quindici giorni un gruppo per confrontarsi sui problemi che incontrano con i ragazzi. La sua posizione sulle chat di classe delle mamme è piuttosto articolata: «Non sono - afferma - contro la tecnologia. Effettivamente le chat possono essere un mezzo per risolvere piccoli problemi in tempi brevi, come per esempio avvertire gli altri genitori di un caso di pediculosi perché ciascuno controlli i propri figli. Ma capisco le colleghe che sono molto innervosite da questo fenomeno che negli ultimi anni risparmia davvero ben poche classi». In particolare secondo molte insegnanti il problema è il fatto che i genitori si fanno prendere la mano dal mezzo, passando dalla necessità di risolvere alcuni problemi pratici a un efficientismo che va oltre le cose essenziali e finisce per danneggiare gravemente il processo di apprendimento dell’autonomia dei figli.

«Il fatto che siano le mamme - spiega l’insegnante - a preoccuparsi di chiedere ad altre mamme i compiti che i ragazzi non hanno segnato sul diario, non è un bel messaggio. Ai ragazzi comunichiamo che possono non essere presenti ai loro piccoli impegni, che c’è sempre un adulto disponibile e pronto a togliere le loro patate bollenti dal fuoco. E come imparano ad essere responsabili?». «Io - continua Francesca Contarello - vedo un rischio anche nel registro elettronico: elimina la possibilità di fare cose segrete, di dire o non dire dei brutti voti. C’è scritto persino quello che viene fatto in classe giorno per giorno: mi pare un meccanismo di controllo un po’ esagerato».

Non si tratta di una contrarietà tout court verso i mezzi elettronici: «In qualche caso - afferma la maestra Contarello - anche noi insegnanti attraverso i rappresentanti di classe chiediamo di comunicare agli altri genitori alcune informazioni veloci di servizio, ma questi gruppi spesso sono molto diversi da uno scambio di informazioni. Ci sono quelli che diventano anche gruppi amicali con genitori che si trovano anche per mangiare la pizza o fare una gita alla domenica - e questo è molto bello - altri invece li usano per discutere sui comportamenti dei ragazzi o degli insegnanti e in questo caso il rischio di fraintendimenti è molto alto. Nella chat il linguaggio è verbale. Non si mette in campo l’emotività né di chi scrive né di chi ascolta. In queste chat non sono state ancora definite regole di comportamento, non c’è un mediatore, un amministratore e nemmeno un tema di discussione preciso. Si rischiano danni».

E poi, non dimenchiamolo, come diceva Vittorio De Sica: “I bambini ci guardano”. «Spesso - racconta Francesca Contarello - accade che a scuolo chiedano a noi maestre: “Ieri sono arrivati venti messaggi, che cosa avevano da dire le mamme?

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