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Eleonora e le cure alternative Rossaro: non siamo ciarlatani

Il caso di Eleonora Bottaro, morta di leucemia a 18 anni dopo aver rifiutato la chemio, è approdato martedì a “Porta a Porta”

PADOVA. Il caso di Eleonora Bottaro, morta di leucemia a 18 anni dopo aver rifiutato la chemio, è approdato martedì a “Porta a Porta”, la trasmissione di Bruno Vespa dedicata l’altra sera alle “false cure che uccidono”. La vicenda della padovana è stata ripercorsa insieme a quella della mamma di Rimini e della donna sarda che, malate di tumore, hanno scelto cure alternative e non ce l’hanno fatta. La storia di Eleonora è stata ricostruita anche tramite una compagna di scuola che ha ricordato come la giovane ritenesse la chemio nociva e rivendicasse il diritto di potersi curare come riteneva.

Diritto alla libertà di cure che, secondo lo scrittore padovano Marcello Pamio, a sua volta sentito in trasmissione, non sarebbe così scontata. Intervistato anche il medico di Albignasego Paolo Rossaro, finito a processo dopo la morte di un paziente e noto per la sua attenzione alle cure alternative. «Non siamo ciarlatani», ha sottolineato. 

Il professor Basso, direttore della Oncoematologia Pediatrica, nominato

tutor di Eleonora, ha spiegato gli sforzi fatti per convincerla a curarsi, e ha sostenuto che la chemio l’avrebbe guarita. In studio, a interrogarsi sulla scelta di Eleonora, Giovanni Apolone, direttore Istituto Tumori e Giorgio Cantelli Forti, presidente Società Italiana Farmacologia.

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