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L'Università di Padova: troppo inquinamento luminoso, rischio cancro

La luce artificiale, di cui abbondano ormai le nostre città, riduce la melatonina ed espone a stress e malattie

PADOVA. Salviamo la notte: l’appello parte dal Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova, che nei prossimi giorni condurrà uno studio approfondito sul nostro territorio. E mette già in guardia i cittadini: non solo su quanto le luci artificiali ci tolgono alla vista, ma anche alla salute.

«La via Lattea, che l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità» spiega il professor Sergio Ortolani, «nei nostri cieli è invisibile ad occhio nudo. L’Italia è il secondo Paese più inquinato tra quelli del G20, dopo la Corea del Sud». Le ragioni non sono difficili da trovare: «Dagli anni ’70 in poi, l’illuminazione notturna è aumentata in modo considerevole, soprattutto nell’area della pianura Padana. Oggi, in Italia, abbiamo un lampione ogni 5 abitanti: in Germania la metà, uno ogni dieci. E questo, ovviamente, si riflette anche sui costi».

Ma il pericolo meno noto, e certamente più scioccante, riguarda i rischi per la salute: «L’esposizione costante a fonti luminose» spiega infatti Martin Aubè, dell’Università Cègep, Canada, che in questi giorni sta lavorando al fianco degli studiosi padovani «inibisce la produzione della melatonina, che regola il nostro orologio interno. Incide, quindi, sul nostro ritmo sonno-veglia: se non funziona bene può provocare stress, stanchezza, aumento di peso. Non solo: la melatonina ha un ruolo importante anche nel proteggere il nostro organismo dall’insorgenza del cancro. Se manca, può aumentare del 30% le possibilità che la malattia si manifesti».

Uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha evidenziato un’incidenza di tumore al seno più alta nelle donne impegnate nel turno di notte, mentre i maschi sarebbero a rischio cancro alla prostata.

La buona notizia è che in Veneto abbiamo già abbracciato la strada giusta: «Gli amministratori locali, anche per questioni economiche, si sono dimostrati molto sensibili sul tema» conferma Andrea Bertolo, dell’Arpav «e tra il 2010 e il 2013 abbiamo già risparmiato 4,3 milioni. Come? Cambiando le lampadine, rifacendo gli impianti e accendendo meno luci. Quelle che

illuminano i monumenti, ad esempio, di notte si spengono». Dal Canada arriva un suggerimento in più: «Le luci più pericolose sono quelle blu, del led» dice Aubè «ma nella mia città, con un piccolo accorgimento, abbiamo convertito le luci blu in bianche, molto meno dannose».

 

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