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Nuovo centro profughi, stavolta ad Abano 

L’ex caserma1  Roc dove alloggiavano 300 avieri diventa un centro di accoglienza: a fine mese arrivano i primi gruppi di immigrati 

ABANO TERME. Emergenza profughi, arriva un nuovo centro d’accoglienza destinato a ospitare centinaia di migranti. La sede è già decisa: sarà nella frazione aponense di Giarre, nell’ex “caserma” situata in via Roveri, ovvero il distaccamento logistico dove tra il 1955 e il 1988 vivevano avieri e sottufficiali in servizio nella base militare ex Nato denominata 1 Roc nel cuore del Monte Venda. Sopralluogo già eseguito e lavori ormai messi a punto. Giovedì la riunione per definire i dettagli di un progetto imminente. Tempo un paio di settimane e già a fine mese sono programmati i primi arrivi. La gestione? Nelle solite mani, quelle di Ecofficina ora Edeco Servizi, la cooperativa pigliatutto.

Decisione presa. A fine agosto sul possibile arrivo di profughi ad Abano, il commissario straordinario del Comune, Pasquale Aversa, aveva ammesso: al momento è “no” ma in futuro chissà. Tuttavia il problema sta esplodendo lungo la penisola di fronte al moltiplicarsi quotidiano degli sbarchi, ormai fuori controllo. Le Prefetture devono garantire soluzioni al Governo. E una soluzione concreta è stata cercata dal commissario Aversa, dirigente di prefettura e ora al comando dell’ente locale lasciato orfano dal sindaco-detenuto per corruzione, Luca Claudio. Del resto il centro di Bagnoli è quasi al collasso, con una serie di servizi non adeguati. Ma tant’è: secondo fonti bene informate in caso di controlli sull’adeguatezza degli impianti alle normative, chissà che succederebbe. Bagnoli si è trasformato in una mina innescata pronta a esplodere: non è più in grado di accogliere. Così Giarre spalanca le porte.

Al via i lavori. Qualche giorno fa il sopralluogo nell’ex caserma in via Roveri, formata da un complesso di fabbricati, ogni piano una serie di stanze con servizi igienici, la mensa con la cucina, una palestra e un campo di calcio. Là hanno vissuto per decenni almeno 300 militari. Restano fuori dal centro alcuni appartamenti che, a suo tempo, furono acquistati dalle famiglia di ex avieri: di sicuro non saranno felici dei nuovi vicini come i residenti nel nuovo ed elegante quartiere limitrofo. I lavori di manutenzione sono già stabiliti per rendere agibile la struttura, un maquillage indispensabile dopo tanti anni di mancato utilizzo. Per giovedì prevista una riunione tra il commissario Aversa, che agisce nella duplice veste di vertice del Comune aponense e di dirigente prefettizio, il presidente di Edeco (ex Ecofficina) Gaetano Battocchio e il dirigente della coop Simone Borile. Entro la fine di settembre, al massimo per i primi giorni di ottobre, tutto dovrà essere stato messo a punto per ospitare le prime ondate di profughi. Non c’è più tempo: siamo all’emergenza dell’emergenza.

Bagnoli e gli altri. Intanto a Bagnoli, nella frazione di San Siro, la situazione è al limite con circa 800 profughi, tutti maschi. Non a caso il sindaco del Comune Conselvano, Roberto Milan ha chiesto al ministro Alfano di rivedere completamente il sistema dell'accoglienza che ha trasferito centinaia di migranti in un territorio limitato, tra proteste e guai a non finire. Un appello cui si è unito il primo cittadino di Agna, a metà strada fra Bagnoli e Cona dove è stato allestito un altro centro nella frazione di Conetta.

La coop. Con l’apertura di Giarre, un centro di accoglienza in più nelle mani di Ecofficina ora Edeco servizi, onlus con sede a Battaglia, bersaglio di un’inchiesta della procura di Padova per una gara d’appalto sospetta e della procura di Rovigo per presunti maltrattamenti nei confronti di alcuni migranti. Oltre a Bagnoli e Cona, Ecofficina gestisce il centro profughi di Oderzo (Treviso), nel complesso quasi duemila migranti. Coop in prima linea. Coop e chiacchierata: pochi giorni fa è stata sospesa da Confcooperative. Duro

il commento del presidente di Confcooperative Ugo Campagnaro: «Non esiste una legge che impedisce di ospitare e gestire centinaia di profughi in un’unica struttura... Però è un sistema che non risponde alle logiche della buona accoglienza... si tratta di un modello che guarda al business».

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