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Dalla Sicilia al Veneto madre e figlia sfuggite alla violenza domestica

Grazie all’associazione “Una vita sottile” ritrovano la serenità lontano dal padre-padrone che le ha perseguitate per anni

SOLESINO. Dalla Sicilia al Veneto, madre e figlia accolte dall'associazione "Una vita sottile" per sfuggire a un uomo violento. La donna, 35 anni, si era messa in contatto con Claudio Greggio, presidente dell'associazione, già nel 2014, per sottrarsi alle angherie del marito. «Quell’anno», racconta Greggio, «la famiglia si è recata in vacanza a Montegrotto. Con il supporto di una psicologa, abbiamo avuto diversi colloqui con i coniugi e siamo stati testimoni più volte del comportamento violento del marito. Una delle tante liti, scoppiata solo perché moglie e figlia volevano andare a una sagra, è stata sedata perché siamo intervenuti insieme ai carabinieri». Nonostante i ripetuti tentativi di mediazione della moglie per ridare serenità alla famiglia, l’uomo si è dimostrato sordo anche ai bisogni della figlia. «Perciò abbiamo avviato le procedure legali: denuncia ai carabinieri, lettera al marito che attestava l'allontanamento, avviso ai servizi sociali territoriali. La mamma, con la figlia accolte in una casa famiglia grazie al sostegno economico dei volontari dell'associazione, si è subito data da fare ed è stata inserita in un contesto lavorativo. Nel frattempo abbiamo cercato di ottenere con fatica dal marito il nulla osta per permettere alla figlia di andare a scuola in Veneto».

Purtroppo nel giugno 2015, per mancanza di disponibilità economiche, madre e figlia sono dovute tornare in Sicilia, sperando che l’uomo fosse cambiato, come aveva promesso loro al telefono. «Dopo nuove violenze domestiche, con continue vessazioni e interventi dei servizi sociali», spiega Greggio, «la donna è tornata in Veneto 6 mesi fa, ora risiede in un appartamento in zona. La figlia, grazie all'aiuto di un’amica, è stata iscritta alle elementari e a settembre inizierà l'anno scolastico». Al momento non

vi è alcun provvedimento giudiziario e l'appello è rivolto alle istituzioni affinché intervengano. «Questa donna lotta per riacquistare una dignità», conclude Greggio, «va aiutata affinché possa riavere la propria vita insieme alla figlia».

Camilla Bottin

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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