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Banca Popolare Vicenza, indagato direttore filiale Albignasego

Dopo la denuncia di un meccanico di Abano Terme che si era visto concedere un mutuo in cambio dell'acquisto di azioni, ora carta straccia

PADOVA. Piccoli azionisti traditi. Dopo i massimi vertici di Banca Popolare di Vicenza, dall’ex presidente Gianni Zonin all’ex direttore generale Samuele Sorato indagati per aggiotaggio (sostegno artificioso del prezzo delle azioni) e ostacolo alla vigilanza, l’onda lunga delle inchieste si abbatte sulla dirigenza e l’esercito di centinaia di funzionari dell’istituto di credito.

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E dopo le indagini avviate dalla procura di Vicenza, di Prato e, da ultimo, da quella di Udine dove quattro tra direttori e vicedirettori di filiali (nel capoluogo friulano e nel Sacilese) sono indagati per truffa, si registra nel Padovano l’ultimo (in ordine di tempo) dipendente Bpvi finito nei guai, Gianluigi Cavallari, direttore della filiale di Albignasego. Sempre per truffa, vittima un cliente-socio.

L’inchiesta è stata avviata dal pm padovano Maria D’Arpa in seguito all’esposto presentato da un meccanico 38enne di Abano Terme, oggi tutelato dagli avvocati Giorgio Destro e Serena Pomaro. Aveva chiesto un mutuo (30 mila euro), il direttore in cambio gli proposto un acquisto azionario di 20 mila e 500 euro. Il 29 novembre 2013 il primo “consiglio” con l’assicurazione che si tratta di un ottimo investimento privo di rischi. Anzi «il direttore aveva aggiunto che, in ogni momento, il cliente avrebbe potuto cedere le azioni alla banca» si legge nella denuncia.

L’artigiano viene convinto e acquista una prima tranche di 100 azioni, valore nominale di 62,50 euro e controvalore di 6.250 euro. Il 20 marzo 2014 nuova proposta di investimento. E nuovo acquisto di altre 200 azioni. Infine il 20 agosto ultimo acquisto di 128 azioni.

La doccia fredda arriva leggendo i giornali: «Il cliente apprende che il valore delle azioni acquistate era diminuito e, contrariamente a quanto garantito dal direttore, la banca non si era resa disponibile al riacquisto». Secondo i legali Destro e Pomaro, il direttore non poteva non sapere: «I rischi dell’operazione proposta erano ben noti al rappresentante di Bpvi».

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