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Si finge profugo, è un trafficante di donne: arrestato

E' un nigeriano che a ottobre è stato ospitato alla Prandina dove ha portato due ragazze per farne prostitute. In cella anche la sorella

PADOVA. Nei documenti ufficiali risulta un profugo ospitato per tutto il mese di ottobre nel centro di accoglienza allestito nell’ex caserma Prandina, nel cuore storico di Padova, poi da novembre in quello di Bagnoli. In realtà è un trafficante di donne africane, arruolate con l’illusione di andare a lavorare in un supermercato della ricca Europa e impaurite con un rito vudù prima della partenza, poi sbattute sulla strada appena giunte a destinazione, carne da macello per soddisfare gli appetiti sessuali di chiunque sia disposto a pagare.

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Per tutto il mese di ottobre Eddisen Okurobu, nato l’1 gennaio 1996 in Nigeria, ha dormito e mangiato alla Prandina prima del trasferimento nell’altro centro di Bagnoli: dal 19 dicembre scorso è dietro le sbarre di una cella della casa circondariale Due Palazzi di Padova, come la sorella Pamela Samuel, 33 anni, clandestina con domicilio di fatto a Trecate nel Novarese, rinchiusa nel carcere femminile Montorio di Verona. Tutti e due sono accusati di aver concorso a promuovere, organizzare, finanziare e aver effettivamente messo a punto l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di due ragazze nigeriane, classe 1995, sbarcate in Sicilia il 20 settembre scorso, trasferite alla Prandina dove hanno vissuto insieme all’uomo, per settimane. Bollate come profughe, in realtà erano state ben istruite per far perdere le loro tracce al momento opportuno ed entrare nella “corte” di una madame o protettrice, ovvero Pamela Samuel, arrivata in Italia un anno e mezzo prima, prostituta che, da subalterna alla sua madame, voleva affrancarsi da quella schiavitù e diventare lei stessa un boss del meretricio. Eddisen Okurobu, detto Eddy o Etinosa, deve anche rispondere di falso ideologico.

E le due sventurate ragazze? Che fine hanno fatto? Durante un’uscita occasionale, una è scappata dal centro di accoglienza padovano, facendo perdere ogni traccia; l’altra, dopo essersi sfogata con una psicologa della Struttura di protezione umanitaria e sociale del Comune di Venezia in prima linea contro la tratta delle donne, ha deciso di collaborare con la polizia ed è stata inserita in un programma di protezione lasciando la Prandina il 24 settembre scorso.

Così è scattata l’inchiesta avviata dalla procura di Padova che ha ottenuto dall’ufficio gip l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico dei due fratelli. Eppure Eddisen Okurobu aveva orchestrato un piano (quasi) perfetto per incassare “la patente” di profugo.

Il 10 novembre scorso, quando si è presentato davanti alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, la firma di una dichiarazione dove raccontava di essere stato fra le vittime di un attentato avvenuto ad Abuja, in Nigeria, il 14 aprile 2014: è la famosa strage nella stazione degli autobus, bilancio di 71 morti e 124 feriti, attribuita ai terroristi integralisti di Boko Haram. Peccato che lui, in quel periodo, vivesse a Benin City, nel sud del paese dove i terroristi non sono così presenti. E che avesse cercato in “rete”, navigando su Internet, notizie dettagliate sull’attentato da esibire alle autorità italiane per ottenere lo status di profugo come si è vantato in una telefonata con alcuni familiari. In realtà il viaggio in Italia di Eddisen Okurobu e delle due giovani, era stato finanziato da Pamela Samuel, 33 anni, arrivata da clandestina un anno e mezzo fa e ora prostituta a Trecate nel Novarese. Una prostituta decisa ad affrancarsi dalla sua madame o protettrice per assumere quel ruolo lei stessa. (r.m. e r.c.)

 

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