Quotidiani locali

Sala negata, coro di critiche a Bitonci: «È un gesto triste»

La casa editrice Utet: «I libri bisognerebbe aprirli». La leghista Mazzetto difende il sindaco: «Da Marzano solo un'iniziativa commerciale». Ma il parlamentare Pd Naccarato segnala il caso alla Procura.

PADOVA. «Le parole del Comune di Padova non si commentano nemmeno. I libri talvolta si potrebbe provare ad aprirli!». Con questo tweet che la Utet, storica casa editrice torinese, ha commentato il rifiuto della sala comunale per il suo volume «Papà, mamma e gender». E dopo l’articolo del mattino la polemica è esplosa a livello nazionale. «A Padova c’è puzza di fascismo», aveva detto il deputato del Pd Alessandro Zan. La storica pensatrice femminista Lea Melandri in un post su Facebook ha definito «inqualificabile» la decisione di Bitonci.

«La lotta a omofobia e stereotipi, così come il riconoscimento di tutte le forme di amore non minano in alcun modo i fondamenti del vivere civile, ma al contrario sono il fondamento solido su cui si costruisce una società. Il cambiamento è in atto e né Bitonci né nessun altro riusciranno a fermarlo», dicono Ilaria Durigon e Laura Capuzzo, titolari di «Lìbrati», libreria delle donne in cui sabato ci sarà l’incontro.

Dal punto di vista politico l’opposizione va all’attacco: «È l’ennesimo scivolone leghista che conferma un approccio evidentemente incostituzionale che umilia la libertà di pensiero. Padova verrà vista in tutta Italia come un luogo chiuso e culturalmente retrogrado», sottolinea il segretario Pd Antonio Bressa (nella foto a sinistra). «In Comune c’è una situazione di completo asservimento di alcuni funzionari e dirigenti, che sono ben pagati con i soldi dei contribuenti proprio per garantire l’assoluta autonomia», aggiunge Massimo Bettin. «Da mamma mi sono informata sulla questione, anche da amici psicologi. Non c’è nulla da temere perché non esiste nessuna teoria gender. Da Bitonci solo azioni inutili», sottolinea la consigliera M5S Francesca Betto.

Critiche arrivano anche dai politici cattolici, che sulla questione “gender” sono tra i più attivi contestatori. «È un gesto triste. Si può essere d’accordo o meno, ma un Comune non può interdire uno spazio pu per un dibattito», sottolinea Gero Grassi, vicepresidente dei deputati Pd. «Con l’ideologia e le forzature istituzionali, la teoria gender si rafforza. Siamo chiamati a ben altre risposte: con la ragione e la testimonianza di una bellezza diversa dimostreremo la pericolosità in termini educativi di queste teorie», dice il “tosiano” Domenico Menorello.

Dalla parte di Bitonci si schiera invece la pasionaria leghista Mariella Mazzetto (nella foto a fianco): «È un’iniziativa commerciale, è giusto che si faccia in libreria. Non possiamo dare ospitalità a chi è contro la famiglia. Sono libri di disvalori, non di valori».

Naccarato (Pd): "Segnalo il caso in procura". "La scelta dell'amministrazione è inaccettabile perché fondata su motivi squisitamente politici ed ideologici e dimostra con evidenza la paura del confronto da parte di chi oggi governa la città - afferma il deputato Pd Alessandro Naccarato - Il comune non garantisce la libertà di espressione così come riconosciuta dall’articolo 21 della Costituzione e viola i principi di uguaglianza e di imparzialità dell’amministrazione degli articoli 3 e 97 comma II della carta costituzionale. Di più, la scelta di negare la sala pubblica è particolarmente grave in una città come Padova, che è sede di una delle più importanti università italiane ed europee e che ha fatto della cultura un suo tratto distintivo. Questa decisione infatti testimonia che chi oggi amministra questa città nega la cultura, frustrando la tradizione secolare della nostra comunità. Siamo in presenza di un atteggiamento arrogante e in aperta violazione delle norme da parte dell'Amministrazione comunale. Per queste ragioni insieme a Vanessa Camani e Flavio Zanonato abbiamo segnalato la vicenda all'autorità giudiziaria. Mi auguro che Padova torni presto una città aperta al confronto".  

Puppato (Pd): "Tradiscono anche i principi della Serenissima". "Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, non smette di stupire per l’assoluta carenza di cultura democratica con cui sta amministrando una delle città simbolo di apertura e cultura nel mondo. All’ombra di una delle Università più antiche del mondo, che ospitò Galileo Galilei, dove Elena Lucrezia Cornaro, nel 1678, divenne la prima donna laureata al mondo, nonostante l’opposizione del cardinale Gregorio Barbarigo, Bitonci piega le istituzioni all’affermazione di un’unica verità assoluta, la propria", è l'intervento della senatrice veneta del Pd Laura Puppato.

"Qui non si tratta più del tema in sé trattato, ma della presunzione da parte di una maggioranza politica di escludere idee contrarie, o semplicemente diverse e più profonde delle proprie, dalla vita pubblica del comune. Il Consiglio Comunale ha infatti deliberato che la società si basa sulla famiglia naturale e che la teoria gender non va promossa. Ha ovviamente deliberato a vuoto, non esistendo alcuna teoria gender, ma poco importa a chi è abituato a parlare solo alle paure delle persone e con esse vuole governare".
 
"Qui si tratta di vera e propria censura applicata come normale pratica amministrativa, dove se sei d’accordo con me potrai disporre di stanze e strutture, se invece porti una tesi che non mi piace, non hai diritto di cittadinanza. È declino lento, ma molto pericoloso che via via sposta più in là il grado di tolleranza verso azioni oggettivamente antidemocratiche. Serve, ora, un forte movimento condiviso contro chi crede di poter addomesticare cultura e informazione, altrimenti sarà sempre più “normale” che avvenga che un Sindaco vieti manifestazioni con cui non si trova d’accordo, che un Presidente di Regione neghi fondi ai comuni non allineati, o che lo Stato tratti in maniera differente le regioni a seconda del colore".
 
"I Sindaci di Venezia e di Padova si sono spinti già ben oltre le proprie competenze, decidendo ciò che possiamo leggere e ciò che non possiamo, ciò di cui si può parlare ed esporre e ciò che è tabù. L’hanno fatto nella terra che per secoli è stata simbolo di libertà, dove si rifugiavano studiosi e artisti scomodi, dove Aldo Manuzio stampava ciò che nel resto d’Italia era vietato e dove lo stesso Benjamin Franklin soggiornò per un anno, studiando i meccanismi della Repubblica. Gli stessi che ambiscono ad un ritorno della Serenissima, sono primi a tradirne i fondamenti".
 
Benedetti (M5S): "Farò un'interrogazione parlamentare". “Il sindaco Bitonci a Padova ha negato l’ennesima sala pubblica chiesta da una associazione per presentare un libro che a lui non piace.  Adesso basta. Deposito una interrogazione parlamentare perché questa escalation di omofobia e razzismo che la Lega sta alimentando  seminando panico e disinformazione va frenato” Queste le dure parole della deputata Silvia Benedetti (M5S) appresa la notizia del rifiuto da parte dell’Amministrazione di concedere Sala Paladin ad Arcigay per una iniziativa culturale con la filosofa della Sorbona di Parigi Michela Marzano, autrice del saggio Papà mamma e gender.
 
“In Italia la libertà di opinione e di parola è sancita dalla Costituzione e ciò che sta accadendo in Veneto con questi ripetuti atti di abuso è in piena violazione dei principi fondamentali che essa stabilisce. Mi sento offesa personalmente oltre che come parlamentare della Repubblica da simili prese di posizione che si ripetono da tempo da parte di chi, invece di rappresentare tutti i cittadini e le cittadine, ha la pretesa di imporre la propria morale soggettiva a colpi di censure e blinda gli spazi pubblici a suo piacimento. Non siamo nel ventennio fascista ma in democrazia e se i sindaci leghisti non sanno svolgere il ruolo assegnato loro dalla legge,  vadano a casa - conclude Benedetti - Esiste una società civile libertaria e democratica in Veneto che si sta battendo contro la violenza sulle donne ed il bullismo e che vuole costruire un mondo più giusto e rispettoso delle differenze. Non saranno né Bitonci né altri ad imbavagliarci”
 
Scalfarotto (Pd): "Bizzarra concezione di democrazia". «Taluni sindaci veneti sembrano intenti a dimostrare quanto sia bizzarra e singolare la concezione della democrazia che alligna nel centro destra». Lo dichiara Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme, in relazione al no del comune di Padova alla concessione di una sala per un incontro che prevedeva la presentazione del libro della filosofa e parlamentare del Pd Michela Marzano 'Papà, mamma e gender'.
 
«Dopo i libri messi all'indice a Venezia da Brugnaro e l'episodio vergognoso della mancata stretta di mano a una ragazza nera a Portogruaro, arriva - dice Scalfarotto - l'orribile censura a Michela Marzano, cui il sindaco di Padova ha negato l'utilizzo di una sala comunale per la presentazione del suo libro. È l'ultimo incredibile ed ignobile episodio di oscurantismo di stampo totalitario che vede protagonista un'amministrazione di centrodestra». «Spero - conclude - che il Veneto democratico voglia reagire a questa incredibile serie di eventi. Rimane la gravità di una censura per la quale esprimo con forza il mio sdegno di cittadino e la mia affettuosa solidarietà a Michela Marzano».
 
Alessandra Moretti (Pd): "Bitonci non l'avrà vinta". «Bitonci non creda di averla vinta: in Veneto la cultura della democrazia è un valore che appartiene alla cittadinanza e che deve essere rispettato, soprattutto da chi ha il dovere di rappresentare gli elettori, tutti, non solo alcuni. Negare una sala comunale alla filosofa e deputata del Pd Michela Marzano è un gesto che indigna ma che non ci lascia inerti». Lo dice la capogruppo del Pd in consiglio regionale veneto Alessandra Moretti commentando il rifiuto del sindaco di Padova Massimo Bitonci ad ospitare la presentazione di un libro della prof. Marzano.
 
«Rilanciamo: Michela venga parlarci del suo libro, che, per la precisione, non avvalora alcuna inesistente teoria gender, in tutto il Veneto. Organizzeremo con lei un vero e proprio tour. O vogliamo alzare i muri anche contro la cultura?». Per Moretti, «non è la prima volta che si verificano episodi come questo: per la censura di altri libri sono stati fatti esposti alla procura da esponenti del Pd». «Occorre tenere alta la guardia sui diritti: ecco perché vogliamo che Michela parli con i veneti in più occasioni del suo libro 'Papà, mamma e gender' per ragionare insieme su cosa significhi essere genitori oggi - conclude - alla luce di quella che è una ricerca ventennale condotta dalla docente sul tema. Anche Bitonci, da papà, avrebbe molto da imparare».

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PERCORSI

Guida al fumetto: da Dylan Dog a Diabolik