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Il treno evita le code ma pochi lo usano

La stazione ferroviaria come alternativa all’auto e ai bus: in pochi minuti si va a Padova e a Camposampiero

VIGODARZERE. Metti una mattina qualunque, pure con il sole, intorno alle 8, a Vigodarzere: la coda delle auto riempie via Roma fino alla curva della chiesa. E fino a Pontevigodarzere, dove c’è il capolinea del tram, è un tutt’uno di auto e autobus incolonnati, che viaggiano a passo d’uomo. Metti una domenica, pure con il sole, di quelle in cui sarebbe bello andare a fare una passeggiata a Padova oppure sia necessario raggiungere un ospedale per andare a trovare o assistere un parente: l’unico mezzo per uscire da Vigodarzere sarebbe l’auto, perché l’autobus, di domenica, non corre.

Si potrebbe allora utilizzare il treno, perché a Vigodarzere la stazione ferroviaria c’è, sebbene in pochi la utilizzino. Vuoi per pigrizia o perché si fa prima a salire in auto o perché gli orari dei treni non sempre coincidono con le esigenze e gli appuntamenti delle persone. E allora “signori in carrozza” e con il vicesindaco Moreno Boschello si prova a testare il servizio, per vedere se funziona e se conviene e a parlare con i passeggeri che lo utilizzano abitualmente.

Gli orari. Ipotizzando di arrivare a Camposampiero e a Padova per recarsi agli ospedali (meta frequente per gli anziani, che non utilizzano più l’auto), il viaggio in treno è senz’altro conveniente: per arrivare a Camposampiero ci si impiegano 17 minuti e si scende in stazione, che dista 6 minuti a piedi dall’ingresso del poliambulatorio. Si arriva invece a Padova in soli 7 minuti: per la stazione passano poi gli autobus BusItalia numero 14 e 24 (41 e 43 nei festivi).

I costi. Il biglietto per Camposampiero costa 2,50 euro, quello per Padova 1,75, cui però si deve aggiungere il biglietto urbano BusItalia da 1,30 euro se ci si sposta in città con l’autobus. «Se posso fare una considerazione su questo aspetto», dichiara il vicesindaco Moreno Boschello, «trovo assurdo fare due biglietti diversi. Siccome BusItalia fa parte del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, potrebbe agevolare i trasporti con biglietti unici».

I pendolari. Cristina ha 22 anni e studia al conservatorio di Castelfranco: abita a Vigodarzere e utilizza il treno abitualmente, posteggiando la bici fuori dalla stazione. «Ad andare in auto ci impiegherei più tempo», spiega, «perché la strada ha il limite a 90 km/h e se malauguratamente davanti c’è un camion, non si arriva mai. Il treno è comodo, ma mancano corse negli orari centrali della mattina e nel pomeriggio e, non so come mai, ma al mattino che ci sono più viaggiatori: i treni sono piccoli e viaggiamo stipati e in piedi, mentre al pomeriggio, che viaggiano semivuoti, vengono utilizzati quelli a due piani». Deve essere un treno di musicisti, perché la seconda passeggera che sale a Vigodarzere è un’insegnante al Conservatorio di Padova, che però sta recandosi in ospedale a Camposampiero per una visita medica. «Non mi muovo mai con l’auto», racconta Annie Fontana, «e arrivo in stazione in bici. Per lo più in treno viaggiano studenti e stranieri: adulti italiani siamo quasi una rarità».

I parcheggi. «Se il parcheggio in via Stazione ha pochi posti», ammette il vicesindaco Boschello, «quello di via

Manin è grande, ma sempre vuoto, perché per raggiungerlo si deve oltrepassare il sottopasso, spesso bloccato dal traffico. Sto pensando a una pista ciclabile che colleghi la stazione a via Battisti, così da evitare via Roma che, essendo trafficata, è pericolosa».

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