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Bitonci vieta la lettura dei libri gender. Zanonato lo denuncia

È guerra sulla sala negata dal sindaco. Salvini e Maroni lo difendono. Bettin: «Metodi da Ventennio». E l'iniziativa si sposta all'Astra

PADOVA. La guerra dei libri Gender esplode e suscita clamore. La lettura dei 49 libri censurati da Brugnaro a Venezia si farà e Zanonato porta Bitonci in Procura. I librai di Pel di carota, dopo il “no” del sindaco Massimo Bitonci alla richiesta di poter svolgere la pubblica lettura dei cosiddetti libri “gender” in una delle sale comunali di Palazzo Moroni, hanno ricevuto decine di offerte da parte di associazioni e privati. Salvo sorprese dell’ultima ora, l’evento censurato dal primo cittadino, dovrebbe tenersi lunedì alle 18 al Multisala Astra in via Aspetti, in Arcella.

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I titolari della libreria hanno preferito non commentare più la scelta del sindaco, limitandosi a precisare che «la richiesta presentata in Comune era regolare». Nel frattempo però, il divieto di Bitonci ha alzato un polverone politico, scatenando anche il suo predecessore, Flavio Zanonato e il conseguente botta e risposta. L’europarlamentare del Pd ha annunciato di volersi rivolgere in Procura e denunciare il leghista per abuso di potere. Ma facciamo per un attimo un passo indietro: dopo un primo benestare da parte degli uffici, Bitonci aveva ordinato l’immediata revoca dell’autorizzazione a concedere la sala, appellandosi alla burocrazia e alla formulazione errata della domanda. Subito dopo però aveva invitato i librai ad «andare a leggere i libri gender negli spazi privati e non in quelli comunali» confermando di «stare dalla parte di Brugnaro» (il sindaco di Venezia che ne aveva imposto il ritiro dalle scuole). Poi il caos.

La lettera mandata da Pel di carota...
La lettera mandata da Pel di carota al Comune

Tornando a mercoledì, l’ex sindaco Zanonato ha annunciato sui social di voler presentare un esposto in Procura nei confronti del suo successore: «La decisione del sindaco di revocare una sala comunale è molto di più di un atto politicamente scorretto, è un reato. Precisamente un abuso di potere. Nei prossimi giorni presenterò una denuncia alla Procura della Repubblica contro il sindaco e i dirigenti che si sono prestati ad un comportamento illegale». La risposta di Bitonci è arrivata dopo neanche un’ora: «Caro Zanonato, scopro a malincuore che sei un accanito sostenitore delle teorie gender, mentre ti pensavo un difensore della famiglia naturale. Ora minacci querele e denunce, sapendo che godi dell’immunità parlamentare». «Giù le mani da bambini» ha twittato Matteo Salvini, appoggiando quanto deciso da Bitonci. Stessa cosa ha fatto Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

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«Bitonci ha superato il limite, come pure i proni dirigenti che hanno consentito e messo nero su bianco un abuso e sono ormai mero strumento di violazioni. Siamo a metodi da ventennio» ha aggiunto il consigliere comunale piddino, Massimo Bettin. «Come mai in consiglio comunale nessun consigliere del Pd ha votato contro la mozione antigender? I cattolici Berno e Piron cosa ne pensano?» si sono chieste la leghista Mariella Mazzetto e la collega Vanda Pellizzari. Quel giorno tutti i consiglieri del Pd abbandonarono l’aula prima del voto. Per la deputata Silvia Benedetti (M5S) Bitonci e la maggioranza alimentano un clima di oscurantismo. «Il fatto che il sindaco abbia negato una sala comunale per una iniziativa indirizzata a bambini che prevedeva la lettura di testi per educare al rispetto delle diversità lo ritengo molto grave», sottolinea Benedetti. «Rispettino il principio per cui in un paese democratico e laico nessuno può avere la pretesa di imporre la propria morale al mondo intero. Questo è terrorismo psicologico e offusca la realtà dei fatti».

Intanto la Rete Studenti Medi sfida il sindaco e porta in classe i libri "proibiti".

Il deputato padovano del Pd, Alessandro Zan, ha portato il caso di Bitonci in Parlamento.

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