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Il neo-assessore alla Cultura Cavatton: "Restituirò l'Ercole alla città"

La statua "nascosta" nel cortile di Palazzo Mantua Benavides potrebbe essere spostata in piazza Eremitani. "Penso a una grande mostra su un artista del Novecento"

PADOVA. Ha saputo della nomina mentre era in vacanza alle Eolie. Il neo-assessore alla Cultura Matteo Cavatton adesso si divide tra due uffici nello stesso corridoio di Palazzo Moroni: da una parte il settore Ambiente, dall’altra i tecnici che si occupano delle attività culturali. «Vedrete, vi sorprenderà», ha detto di lui il primo cittadino Massimo Bitonci al momento della scelta. E lui, avvocato 37enne prestato giovanissimo alla politica, ha già le idee chiare su come “svecchiare” le politiche culturali padovane.

Assessore, cosa ha fatto al ritorno dalle ferie quando ha dovuto prendere in mano una materia nuova da amministrare?
«Per prima cosa ho ringraziato nuovamente il sindaco per un incarico così importante in una città come Padova che è una delle capitali della cultura nel nostro Paese. Adesso sto esaminando attentamente tutte le iniziative in programma nei prossimi mesi per verificarne l’incisività e la correttezza economica». 
 
Qual è la sua idea di cultura?
«Non sono appassionato di un campo in particolare, ho una formazione classica. Ma per me la cultura permea tutto l’essere umano, a cominciare dall’amare il suolo su cui camminiamo. Diciamo che la cultura è un ambiente in cui l’essere umano si esplica a 360 gradi».
 
Insomma, c’è una certa continuità tra l’ambiente, di cui si è occupato sinora e continuerà a occuparsi, e il suo nuovo impegno nelle attività culturali.
«È cultura anche l’ecosostenibilità. Anche se quello all’Ambiente è un referato molto molto tecnico. La Cultura invece prevede un’apertura a quanti più stimoli possibili. E io mi porrò in ascolto del tessuto urbano».
 
Cosa salva e cosa “rottama” dei suoi predecessori?
«Il lavoro di Flavio Rodeghiero è stato eccellente. La mia idea adesso è di portare a Padova il Novecento. Se Ferrara può ospitare a Palazzo dei Diamanti una mostra su Matisse, anche Padova ha le carte in regola per un’esposizione organizzata dal Comune su un grande artista del secolo scorso. Non voglio anticipare nulla ma stiamo iniziando a studiare diverse possibilità, assieme ai tecnici del settore. Poi c’è anche un altro progetto cui tengo molto. È la prima mail che ho inviato da assessore alla Cultura».
 
Di cosa si tratta?
«Voglio restituire alla città una grande opera d’arte: la statua dell’Ercole a risposo di Bartolomeo Ammannati, che attualmente si trova nel cortile di palazzo Mantua Benavides. Andrebbe restaurato e collocato in piazza Eremitani».
 
Si tratta però di un’opera appartenente a una famiglia privata, effettivamente sconosciuta a molti padovani. Come fare per spostarla?
«Il Comune è disponibile a farsi carico dei costi di restauro. Poi per valorizzarla cercheremo la collaborazione della Soprintendenza, che nel 2012, dopo il sisma in Emilia, ha fatto un sopralluogo per verificare le condizioni dell’opera. Per me dovrebbe essere una sorta di “faro” e guida per chi visita la città e proviene da via Porciglia. È alta oltre 9 metri, può diventare un simbolo».
 
 
In questo modo si potrebbe valorizzare quel percorso museale auspicato da molti e mai realizzato pienamente.
«Penso a un percorso della cultura attraverso la visita ai Musei Eremitani e alla Cappella degli Scrovegni che si concluda nell’Arena Romana. E anche con una “capatina” alle collezioni di Palazzo Zuckermann».
 
Una curiosità: quali libri ci sono sul suo comodino in questi giorni?
«Sto leggendo “Detti e contraddetti” di Karl Kraus, che non è solo una raccolta di aforismi ma qualcosa di più. Poi ho un pamphlet poco conosciuto di Honoré de Balzac, che si intitola “I giornalisti”: voglio imparare a conoscervi».

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