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FONDAZIONE CINI

La folla senza volto di Abakanowicz avanza nel buio e svela la sua anima

È un folla immensa, composta da centodieci figure quasi a grandezza naturale fatte di juta, per lo più senza testa, quindi senza vanità, e senza schiena, come fossero gusci vuoti, calchi o sudari, e...

È un folla immensa, composta da centodieci figure quasi a grandezza naturale fatte di juta, per lo più senza testa, quindi senza vanità, e senza schiena, come fossero gusci vuoti, calchi o sudari, e senza piedistallo, per restare a tu per tu con i visitatori. Silenziosa e compatta, avanza nella penombra della sala Carnelutti della Fondazione Cini dove, dal 13 aprile al 2 agosto, mostrerà al mondo la forza sovraumana di Magdalena Abakanowicz, l’artista polacca (già presente in Biennale nel 1980) che da oltre quarant’anni plasma la tela come fosse argilla dando vita a una moltitudine di corpi che sanno soprattutto di anima.

“Magdalena Abakanowicz: Crowd and Individual”, questo il titolo, è una gigantesca installazione che racconta più di quel che mostra. Il non colore della fibra tessile usata per le figure, l’assenza di espressioni facciali, i piedi che sono piedoni, la mani che sono manone, le braccia troppo lunghe, la distanza tra un corpo e l’altro fatta da pochi centimetri che sembrano abissi, raccontano la lunga e faticosa vita dell’artista che ha conosciuto la povertà, la guerra e la dittatura.

«È un lavoro che viene da un’altra temperatura e da un’altra frontiera; l’impatto di questa opera riassume attraverso il forte senso di folla e di gruppo una condizione umana, un senso esistenziale dove l’uomo ritrova e riperde se stesso» ha spiegato il curatore Luca Massimo Barbero presentando l’iniziativa insieme a Pasquale Gagliardi,segretario generale della Fondazione Giorgio Cini, a Michael Beck della Beck & Eggeling International Fine Art di Dusseldorf e a Sigifredo di Canossa grazie ai quali (e, crediamo, non senza sforzi) è stato possibile realizzare l’installazione.

Mostra anti-glam e per questo profondamente contemporanea, mostra nuda e cruda, Crowd and Individual” fa uscire allo scoperto le sue figure come se fossero appena entrate da una porta laterale, visibilmente stanche e impolverate, e le butta in pasto all’unico essere non umano della mostra: il mutante. Alto come un cavallo, seduto come una rana e con il muso da formichiere, l’animale sembra tenerle a bada in un inquietante inversione di ruoli in un confronto dall’esito sconosciuto.

«Volevo mettere a confronto l’uomo con se stesso, con la sua solitudine nella moltitudine»- aveva spiegato l’artista. «Durante la mia infanzia sono stata testimone di come

le masse adorino o odino a comando. Affascinata dalla quantità ho continuato a plasmare corpi umani in juta, poi in alluminio, bronzo e ferro. Senza volto, perché il volto cancellerebbe tutti i misteri del corpo». Una moltitudine da vedere, però, in piccoli gruppi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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