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Traffico virus, chiesto processo per Ilaria Capua

Quarantuno accusati di associazione per delinquere nell'ambito della lotta all'aviaria. C'è anche la deputata padovana di Scelta Civica

ROMA. Quarantuno persone, tra dipendenti del ministero della Salute, dirigenti degli Istituti zooprofilattici sperimentali di Padova e Teramo e manager di aziende farmaceutiche, rischiano il rinvio a giudizio a conclusione di un’indagine della procura di Roma, nata da una informativa dei Nas del 9 aprile del 2005, su un presunto traffico illecito di virus dell’influenza aviaria. L’ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo è che dal 1999 al 2003 sia stata attiva un’associazione per delinquere che avrebbe utilizzato virus altamente patogeni del tipo H9 e H7N3, di provenienza illecita, «al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario, procedendo poi, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e alla loro somministrazione agli animali avicoli di allevamenti intensivi» del nord Italia, «determinando così il contagio di sette operatori del settore come accertato dall’Istituto Superiore di Sanità e, quale misura di prevenzione, l’abbattimento di milioni di capi di polli e tacchini». Tutto ciò avrebbe causato un danno al patrimonio avicolo nazionali pari a 40 milioni di euro.

I reati contestati dalla procura vanno, a seconda delle posizioni, dalla ricettazione alla corruzione, dalla somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica alla tentata epidemia, dalla concussione all’abuso d’ufficio. Alcuni indagati sono anche accusati di aver compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio «attraverso la stipula di contratti per la cessione del brevetto relativo al test D.I.V.A.(che individua se un animale è positivo al virus) realizzato con attrezzature e personale dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Legnaro (Pd) nell’esclusivo interesse delle ditte Merial Italia spa e Fort Doge, dalle quali ricevevano ingenti somme di denaro sotto forma di royalties, regalie e finanziamenti per convegni, congressi e progetti di ricerca e alle quali cedevano in più circostanze ceppi virali dell’influenza aviaria in assenza delle prescritte autorizzazioni ministeriali». Così facendo sarebbero state danneggiate ditte concorrenti. Secondo la procura, poi, parte degli indagati si sarebbe attivata per favorire sempre «gli interessi commerciali della Merial Italia, derivanti dalla vendita di ingenti quantitativi di vaccino per la blue-tongue non necessari al fabbisogno nazionale».

Nel procedimento, approdato oggi davanti al gup che dovrà pronunciarsi il prossimo mese su una serie di eccezioni sollevate dalle difese, convinte dell’assoluta insussistenza dei fatti contestati, sono coinvolti, tra gli altri, Romano Marabelli, già direttore generale del Dipartimento Alimenti e Sanità veterinaria del dicastero della Salute (attualmente sospeso, chiederà il giudizio abbreviato), e poi Vincenzo Caporale, all’epoca dei fatti direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, la responsabile del laboratorio di virologia di Padova, Ilaria Capua, eletta due anni fa alla Camera

per Scelta Civica e Paolo Candoli, manager della Merial Italia spa, che avrebbe ricevuto nella sua casa di Cesena, via mare, proveniente dall’Arabia Saudita, dove era stato illecitamente contrabbandato dagli Usa, il virus H9 dell’aviaria occultato in cubetti di ghiaccio.

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