Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

«Shoah, la guardia non va abbassata»

Bitonci: «Analogie con i fatti di Parigi». Romanin Jacur: «Siamo alla soglia di un nuovo sconvolgimento epocale»

Il terrorismo nuovo nazismo. Di fronte al quale vigilare e difendersi. Parte da questo assunto il discorso di Massimo Bitonci agli studenti in occasione della Giornata della Memoria che vede, tra le altre cose, la consegna da parte del prefetto di 30 medaglie ai parenti delle vittime delle persecuzioni naziste.

Al San Gaetano, il sindaco parla del passato ma allude al presente, ammonisce a ricordare «che la tentazione del male è sempre presente» e che si alimenta con il negazionismo. Quindi ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti senza meter

Il terrorismo nuovo nazismo. Di fronte al quale vigilare e difendersi. Parte da questo assunto il discorso di Massimo Bitonci agli studenti in occasione della Giornata della Memoria che vede, tra le altre cose, la consegna da parte del prefetto di 30 medaglie ai parenti delle vittime delle persecuzioni naziste.

Al San Gaetano, il sindaco parla del passato ma allude al presente, ammonisce a ricordare «che la tentazione del male è sempre presente» e che si alimenta con il negazionismo. Quindi esorta a tenere la barra dritta perché nella Shoah «si riscontra una certa analogia con quanto successo di recente in Francia. Oggi - prosegue - gli stessi orrori vengono consumati con la medesima violenza sotto gli occhi del mondo». Un monito che il presidente della comunità ebraica di Padova Davide Romanin Jacur riprende: «Ho veramente la sensazione di essere alle soglie di un nuovo sconvolgimento epocale». La mutata strategia nella gestione della violenza, insiste Bitonci, non può e non deve trarre in inganno sulla portata della minaccia presente: «I carnefici di oggi, differentemente da quelli di allora, vogliono che guardiamo in faccia la tragedia - dice - registrano, fotografano, filmano grida, sangue ed esecuzioni di vittime indifese. Benché alcuni fatti recenti come quello di Parigi dimostrino quanto il male sia alle porte e quanto noi possiamo apparire deboli, si confondono fra le migliaia di messaggi che ogni giorno trasmettono i media». Anche l’esercizio della memoria, aggiunge quindi il sindaco, è esso stesso un forma di difesa: «Significa prendere coscienza che le violenze non sono solo immagini fra tante. E che l’orrore nazista non deve ripetersi più, né nei deserti dell’Africa, né nelle gole del Medio Oriente, né qui in Europa, nella nostra città» prosegue lanciando un appello «affinché Padova diventi sempre più capitale della memoria grazie ai monumenti che ne sono simbolo come il Giardino dei Giusti, il Museo dell’Internamento, il Tempio dell’Internato Ignoto, Le pietre d’inciampo e il monumento di Libeskind per le vittime dell’11 settembre» dice stendendo un filo rosso che si srotola lungo 70 anni: «Non possiamo pensare di abbassare la guardia - sostiene - abbiamo visto cosa è successo sabato per uno scherzo, ma se si fosse trattato di un ordigno, oggi avremmo dovuto pensare ad altre misure di sicurezza e di libertà negata per proteggere cerimonie come questa e i luoghi di culto. Dall’11 settembre la libertà di circolazione e di rappresentazione delle idee si è ridotta anche qui in Italia».

Romanin Jacur parte dalla strage di Parigi per lanciare un allarme: «Ci vorrà del tempo per metabolizzare l’accaduto - dice - ma, soprattutto, per porre la più grande attenzione a quanto, ancora, inevitabilmente, accadrà». Il senso della memoria, spiega, quindi, è nella lungimiranza: «In quanto sta avvenendo nel mondo leggiamo il rischio, quanto mai evidente, che eventi analoghi si ripetano e possano nuovamente travolgere la civiltà che presumiamo di conoscere - aggiunge evidenziando una serie di condizioni generali analoghe a quelle che precedettero lo scoppio della Seconda guerra mondiale, «territori astrattamente nazionali, conflitti cavalcati dal desiderio di supremazia economica, una nuova rincorsa a identificazioni di purezza nazionale o religiosa - dimenticando come tutto il mondo sia sempre stato percorso da flussi consistenti di migrazioni -, infelicità economica e un nuovo violentissimo antisemitismo per cui l’ebreo desta attenzione soltanto se è morto». Con una bacchettata rivolta inoltre all’uso «indiscriminato della propaganda, grazie ai mezzi informatici di oggi». Anche questa di memoria nazista.