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«Sotto l’albero vorrei lavoro per i padovani»

Sicurezza: «Chiedo il rispetto delle regole, come un buon padre di famiglia» Musulmani: «Non concederò mai spazio all’Islam, vogliono solo convertirci»

«Avessi il potere di fare un grande regalo ai padovani per questo Natale, vorrei il lavoro per tutti quelli che non ce l’hanno. Una persona che perde il lavoro perde in parte anche la dignità verso se stesso. Incontro tanta gente nei quartieri, e una buona metà delle persone mi dice la stessa cosa: sindaco, mi aiuti a trovare un lavoro, aiuti la mia famiglia, ne abbiamo bisogno. E mi si stringe il cuore».

Massimo Bitonci siede nel suo ampio ufficio di Palazzo Moroni, una scrivania piena di dossier e cartelle, alle sue spalle una grande piantina di Padova appesa sull’anta di un vecchio armadio.

Sindaco, il 2014 è stato il suo anno straordinario: sceso in campo a gennaio per correre alle amministrative, ha vinto con forza e ora governa una grande città del Nord.

«Il sindaco è un politico di frontiera, ha responsabilità importanti. Rinunciare a fare il senatore della Lega è stata una scelta ponderata: ho cominciato a pensare a Padova molto prima di entrare ufficialmente in campo».

È stato difficile convincere tutto il centrodestra a fare squadra per la sua candidatura a sindaco?

«Con Forza Italia non molto, con il segretario Tosi un po’ sì. Voleva fare le primarie, non è stata una passeggiata soprattutto nel mio partito».

Quando ha avuto la sensazione netta che ormai avrebbe vinto le elezioni?

«Quando ho deciso di candidarmi ero già convinto di vincere. A gennaio, nelle prime passeggiate tra la gente, capivo che c’era voglia di cambiare. Poi nei mesi c’è stata una progressione di consenso incredibile, travolgente. Dopo il primo turno, la voglia di cambiare era palpabile ad ogni angolo della città».

Glielo dicevano i sondaggi?

«No, me lo diceva la gente. Per strada mi incitavano, entravo nei bar, attraversavo le piazze, stavo ai mercati e i padovani mi davano la carica, li sentivo tutti con me».

Lei ha ancora casa a Cittadella. Sua moglie è contenta di questo nuovo ruolo o preferiva un marito senatore?

«Ho la fortuna di avere una moglie che accetta sempre le mie scelte. Da parlamentare ero fuori di casa dal martedì al venerdì. È vero che da sindaco lavoro tutto il giorno, ma già portare i bambini a scuola la mattina e poi arrivare a casa la sera, anche se magari tardi, è comunque meglio. Per mia moglie e anche per me».

Sono stati difficili questi suoi primi sei mesi da sindaco?

«Si è dovuto cominciare a capire la macchina amministrativa e dirigenziale, scelta dalla precedente amministrazione. E si è dovuto fare i conti con un bilancio predisposto dal centrosinistra. Abbiamo fatto già molto, e molto si dovrà fare».

Lei Bitonci fa un uso disinvolto dei social network, come facebook. La diverte?

«Io sono un sindaco che fa e comunica. Non credo in quelli che comunicano e basta, nè in quelli che stanno sempre in ufficio e non si sa cosa fanno. La politica moderna è fare e comunicare sempre, per informare i cittadini su tutto. I cittadini mi danno risposte, commentano ciò che faccio e mi piace questo dialogo diretto. Se qualcuno offende qualcun altro, cancello».

Le ho fatto questa domanda perchè uno dei suoi primi post da sindaco parlava dell’obbligo di crocifisso nei luoghi pubblici. Fece discutere tutta Italia... Se ne pentì?

«E perchè mai? Ne parlavo con Matteo Salvini pochi giorni fa. Ci dicevamo: perchè adesso alcuni temi che noi della Lega discutiamo da anni, sono diventati così attuali? Salvini 15 anni fa a radio Padania diceva la stessa cosa del crocifisso obbligatorio. Io ho fatto sui crocifissi le mie battaglie anche a Cittadella. Non mi pento di quello in cui ho sempre creduto».

Perchè secondo lei è un tema importante?

«Perchè il crocifisso è un valore che ci appartiene. Vede, la società vuole riscoprire di nuovo i suoi veri valori. Sarà la crisi, sarà la fatica, sarà che cambia la sensibilità delle persone, però Salvini ci può portare nei prossimi mesi al 14%, superare Forza Italia. Perchè diamo messaggi molto chiari, la gente non sa dove aggrapparsi, ha bisogno di un interlocutore che dia indicazioni su temi come la povertà, la crisi economica, l’immigrazione incontrollata, la tutela dei lavoratori».

Sembra un manifesto di sinistra.

«E infatti la sinistra ha sbagliato a ghettizzare questi temi. Che poi non sono temi di destra, ma cose che toccano da vicino le persone semplici. Salvini è considerato nel panorama politico il leghista più di sinistra, viene da una componente di sinistra. Io gli sono sempre stato vicino, come sto vicino alla gente comune».

Ma se la farebbe anche lei, Bitonci, una foto a petto nudo sui giornali, come Salvini?

«No, io no! Matteo forse l’ha fatto per poi sfruttare queste foto per beneficenza».

Pare che la Lega voglia diventare un partito che parla a tutta l’Italia e non solo al Nord. È d’accordo?

«Il tema è delicato, soprattutto qui in Veneto dove la componente indipendentista è molto più forte rispetto ad altre regioni del Nord. Qui c’è un diffuso senso di appartenza al popolo veneto. Quello che trovo sia stato sempre sbagliato, è combattere i cittadini del Sud Italia. Noi dobbiamo conbattere contro “Roma ladrona” della nomenklatura romana, non contro la gente che vive in Meridione. L’ottica deve essere di una Lega che parla di autonomia di vari popoli, anche al Sud Italia, per autodeterminare la propria volontà con maggiore coscienza collettiva».

Parliamo di stranieri. La sua giunta ha dichiarato guerra ai Rom, e propone il rimpatrio dei rumeni. Che le ha detto il senatore rumeno che ha incontrato pochi giorni fa?

«Per sgomberare il campo da polemiche, il senatore rumeno ha capito che qui non c’è nessuna battaglia etnica. Lui stesso mi ha detto che i Rom non sono rumeni. Rumeni bravi ce ne sono tanti e io ne conosco un sacco, gente per bene. Ci sono però anche quelli che rubano. E comunque il senatore rumeno mi ha raccontato del conte Dracula, che combatteva contro i turchi e i musulmani».

Anche lei cerca di contrastare i musulmani?

«Il tema di questa società non è la battaglia dei veneti contro i rumeni, il tema è il Cristianesimo contro l’Islam. Adesso c’è l’Europa contro l’Islam. Questa integrazione è giusta o no? Io sono dell’idea che è difficilissima perchè la separazione tra Islam moderato e Islam estremo è sottile. Non si può dire che ci sono musulmani moderati: nella loro religione e nel loro modo di ragionare il cristiano rimarrà sempre un infedele, uno da occupare e da convertire a tutti i costi. Non è una religione, la loro, che va verso l’integrazione con chi non è islamico: loro vogliono sempre predominare. Noi non abbiamo mai avuto problemi con altre forme di credo, testimoni di Geova, buddisti o avventisti che siano. Ma con i musulmani è diverso».

È per questo che ha negato spazi pubblici per la preghiera durante il Ramadan?

«Non concedo spazi della città ai musulmani, perchè dare aperture vuol dire che passa un messaggio che l’Islam va bene qua da noi, e secondo me non va bene».

Sindaco, la sua campagna elettorale ha puntato molto sul tema della sicurezza. Furti e rapine sono all’ordine del giorno ancora: è un fenomeno che aveva sottovalutato?

«No, e non mi nascondo dietro un dito. In tutte le città di grandi dimensioni c’è un problema sicurezza che stiamo affrontando con i mezzi che ha un amministratore comunale. Però credo ci sia un tema sicurezza grave legato a rapine scippi e violenze e c’è un tema sicurezza meno grave ma pur sempre legato, e sono tutti quei fenomeni di ubriachezza molesta, sbandati vari, sporcizia e tutto un mondo ai margini che vive senza regole e su cui bisogna intervenire».

E infatti lei ha introdotto nuovi divieti nella lista del decoro urbano, giusto?

«Ma non sono divieti, qui a Padova non è vietato fare nulla. La gente vuole regole: le regole devono essere rispettate. Secondo voi è un divieto festeggiare la laurea gettando sporcizia per le strade? O scrivere sui muri con le bombolette spray? Ubriacarsi per strada, rompere le bottiglie per terra? Non sono divieti, sono regole di vita civile. Io applico il concetto del buon padre di famiglia. Su temi della città mi comporto come farebbe un buon padre con i propri figli».

Cementificazione accanto al parco Iris: non era contro?

«Sì, ma se gli uffici mi dicono che è una perimetrazione obbligatoria altrimenti ci troviamo il commissario prefettizio a portarla avanti, io mi prendo le mie responsabilità. Ho una squadra forte e una maggioranza solida».

Le dispiace aver cambiato per tre volte in sei mesi il progetto di nuovo ospedale?

«Se avessimo lavorato tutti su una ipotesi di nuovo su vecchio sarebbe stata la soluzione migliore per la città. Preso atto che Regione e Università non sono disponibili, un sindaco deve avere un piano B, in Veneto si dice do schei de mona in tasca, pronta nel caso in cui la soluzione migliore non dovesse andare in porto. Così ho proposto prima via Corrado, ma c’erano problemi, e adesso la soluzione San Lazzaro dove ci sarà anche l’Alta Velocità e quel polo può diventare importante. È la cosa migliore».

Sindaco, le hanno bocciato anche la ruota panoramica in Prato della Valle...

«La bocciatura della Soprintendenza in Prato è una cosa abominevole. Pazzesco che una Soprintendenza intervenga su strutture mobili».

Sarà comunque un bel Natale per Bitonci?

«Beh, direi proprio di sì».

 

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