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Il concorsone: in 3.500 per un posto da infermiere

La prova di selezione al Palafabris di Padova. In palio un’assunzione all’Usl 15 dell’Alta Padovana. Concorrenti da tutt’Italia

PADOVA. Per accoglierli tutti ci è voluto il Palafabris. Non sono i fan di qualche popstar di grido, ma i 3.500 candidati per un solo posto(fisso) da infermiere, bandito dall’Usl 15 (Alta Padovana). La selezione per i 2.550 che si sono presentati è iniziata ieri verso mezzogiorno, dopo ore di fila per la registrazione. Di prima mattina, al semaforo di via San Marco era un viavai di ragazzi, molti con i trolley per mano.

I concorrenti, per lo più fra i 23 e i 27 anni, sono arrivati da ogni parte d’Italia, ognuno con un carico di determinazione e di speranza: perché i contratti a tempo indeterminato, ormai, si contano sulle dita di una mano. E per averne uno, i giovani sono disposti a tutto. «Siamo partiti ieri da Salerno, ho già un amico che lavora al Policlinico e conosco un po’ la città» racconta Michele Petrosino, 26 anni. Ha affrontato un viaggio di circa sei ore in treno, pagando 127 euro di biglietto, sola andata. Tutto per una sola speranza. Sull’idea di trasferirsi non ci ha pensato due volte «sarebbe l’ultimo dei miei problemi» spiega «per avere un lavoro andrei ovunque. Quando mi sono iscritto ad Infermieristica l’ho fatto anche perché, all’epoca, non erano tanti ad avere questo titolo di studio, e qualche posto si trovava. Poi però c’è stato il boom di iscrizioni, ed ora essere assunti in questo settore è quasi impossibile, soprattutto al Sud».

Le parole del governatore Luca Zaia, deciso a privilegiare i candidati della Regione, per Michele hanno poco peso: «Se è un concorso pubblico tale deve rimanere. Senza favoritismi in base alla residenza. I politici non possono fare nulla per cambiare, ora, le regole. Del resto, se ogni regione prendesse solo i suoi, per noi non ci sarebbe più nessuna speranza». Altri ragazzi, in questi giorni, stanno affrontando un vero e proprio “concorsi-tour” attraverso tutt’Italia. Vincenzo, 23 anni, viene dalla Sicilia. Lavora a Lecco, ancora per un po’, ma ha già tentato concorsi a Milano e Cremona. «Il mio contratto sta per scadere, quindi sto tentando tutti i bandi che trovo» spiega «a Padova sono arrivato stamattina in auto. La vedo difficile ma ci spero». Come lui, tanti altri stanno viaggiando tra tappe comuni: Milano, Cremona, Vicenza, Padova. Quello degli aspiranti infermieri, raccontato dai giovani, sembra un solo unico popolo che continua a migrare di città in città, inseguendo il sogno di un lavoro “vero”.

Chiara, 23 anni, è fiorentina. Ma è arrivata a Padova con un volo dall’Inghilterra: «Ho un lavoro lì, buono. Vorrei tornare in Italia, ma per farlo mi serve un’opportunità vera, non l’illusione di un impiego che finisce dopo qualche mese. Il mio fidanzato poi è di Rovigo, quindi poter stare in Veneto mi piacerebbe davvero». Valentina, 24 anni è arrivata da Spoleto. «Ho già provato a Brescia, Milano, Trento e Vicenza. Purtroppo nessun tentativo, finora, è andato a buon fine ma sono speranzosa. Sono partita stamattina in auto, trovare il posto per chi veniva da fuori è stato facile perché era molto vicino al casello dell’autostrada. Ho un po’ paura per i quiz, specie le leggi». Fra tanti candidati arrivati da tutta Italia, è quasi difficile trovarne di padovani. Eppure ci sono, e neanche pochi: «Io abito in provincia, essere assunta qui sarebbe perfetto» racconta Selena, 25 anni «però ho tentato anche il concorso di Vicenza, un’altra grande opportunità».

Aspettando di entrare molti ripassavano affannosamente i quiz. La materia più temuta, a detta di tutti, è il diritto: «Anche perché ogni Regione ha una parte di regolamenti specifici, e sono davvero tanti», spiega Martina arrivata da Bologna, insieme al papà. Man mano che la processione va avanti il Palasport si riempie, mentre fuori rimangono genitori

in attesa, fidanzati, amici che incrociano le dita. Sulle scalinate del parcheggio è rimasto anche il papà di Martina, partito con lei alle 6 di questa mattina: «Spero per lei. Tutto sommato sarebbe vicina e Padova è una bella città. Male che vada» sorride «ci trasferiremo anche noi».

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