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In 200 contro i profughi a Rovolon, progetto bloccato

Manifestazione nel piazzale della chiesa, parroci e volontari presi a male parole. I promotori assicurano: "Sarebbero solo donne e bambini". La Kyenge twitta: "C'è anche un'altra Rovolon disposta all'accoglienza"

ROVOLON. C’erano almeno duecento persone ieri sera nel piazzale davanti alla chiesa, per manifestare con la loro presenza la contrarietà all'arrivo dei profughi nella “Casa di accoglienza San Domenico Savio”. Per dare spiegazioni ai partecipanti, si sono presentati alcuni membri dell'associazione “Per un sorriso”, che da molti anni gestisce la struttura della parrocchia, destinata a dare ospitalità alle famiglie che hanno bambini colpiti da malattie gravi e perciò bisognosi di cure negli ospedali padovani e del circondario, fra cui bimbi di Chernobyl. Ieri mattina, sul cancello d'entrata di questa casa-famiglia recentemente ristrutturata, è comparso un lenzuolo con una scritta in vernice rossa: «No ai profughi. Paroni a casa nostra».

E chi l’ha appeso sarà quasi certamente accontentato, perché il progetto sembra sia stato accantonato, almeno temporaneamente. L’altra sera in canonica c’è stato un incontro tra i tre parroci dell'unità pastorale, i rappresentanti dei consigli pastorali, quelli della Caritas e del sodalizio padovano, dove «sono state messe le basi per avviare un percorso formativo ed educativo in seno alle tre comunità, per dare la massima attenzione al valore evangelico dell'accoglienza e della comunione all'interno delle comunità stesse, allo scopo di uscire dal vicolo cieco delle divisioni». Terminata la riunione, i partecipanti hanno incontrato all'esterno della canonica un folto gruppo di residenti anti-profughi, e i toni dell'improvvisata discussione non sono stati affatto amichevoli, tanto da impaurire i membri del sodalizio. Animi accessi, anche perché i partecipanti di Rovolon Alto non hanno gradito la presenza in piazza di persone di altre località, giunte in veste di mediatori. Secondo il gruppo contestatore, quello dell’accoglienza o meno dei profughi è un problema che devono risolvere gli abitanti del borgo senza ingerenze esterne.

Successivamente i sacerdoti e i membri dell'associazione solidale hanno partecipato a una riunione a Padova. Stefano Ferro, uno degli esponenti del comitato direttivo di “Per un sorriso” afferma: «Aspetteremo la decisione delle comunità e decideremo cosa fare. Noi siamo certi dell'arrivo di sole donne e bambini: dieci-dodici persone al massimo. La casa d'accoglienza è in comodato d'uso fino a dicembre. Se non saremo in grado di gestirla ce ne andremo, ma abbiamo un'esperienza di quindici anni. Sono state dette tante falsità in questi giorni, e inoltre la Prefettura può scavalcare tutti in casi di emergenza e confiscare strutture libere».

Anche se non era all'ordine del giorno, l'argomento profughi ha fatto capolino nel consiglio comunale di lunedì. Il leghista Claudio Specian ha chiesto al sindaco Maria Elena Sinigaglia cos'abbia intenzione di fare e se siano stati stanziati dei contributi comunali per i profughi. La prima cittadina ha spiegato la situazione, ha ribadito la contrarietà al loro arrivo e ha escluso qualsivoglia erogazione di denaro a questo scopo da parte del municipio. La Sinigaglia aggiunge: «Il parere contrario da me espresso in qualità di sindaco non vincola in alcun modo l'associazione, che ha titolo per decidere in maniera autonoma. Comprendo umanamente i cittadini favorevoli all'accoglimento, in quanto alla base vi è un sincero sentimento di solidarietà che nulla ha a che vedere con i contributi erogati dallo Stato». La prima cittadina rovolonese si riferisce a Giovanna Cappelletto di Bastia, promotrice di una raccolta di adesioni per l'accoglimento dei profughi, che sta ottenendo un buon riscontro: «Noi pensiamo che dieci donne e altrettanti bambini, che scappano da una guerra, abbiano il diritto di essere ospitati e curati. Questo non comporta alcun danno per il paese».

Intanto Cecile Kyenge twitta l' articolo del mattino di Padova che dà la notizia della raccolta di firme dei residenti favorevoli a ospitare i profughi: "C'è un'altra Rovolon", scrive l'ex ministro, oggi europarlamentare del Pd.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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