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Alla materna "Quadrifoglio" su 66 alunni solamente uno è italiano

ll caso dell'asilo all’Arcella denunciato dall’unica mamma padovana: «Un errore, ho scritto a Bitonci». Le maestre: «Dateci i mediatori linguistici»

PADOVA. Quasi certamente siamo davanti al record dei record, a livello nazionale, nel rapporto tra alunni stranieri e alunni figli d’italiani. Scuola materna statale Quadrifoglio, in via Bach, all’Arcella: 65 bambini figli d’immigrati e uno solo bimbo figlio di una coppia di padovani. Negli ultimi anni il rapporto era già nettamente a favore degli stranieri, ma solo quest’anno, a partire dal 15 settembre, ha raggiunto il top. La notizia è stata segnalata dalla mamma dell’unica alunna italiana con un’email inviata al nostro giornale e al sindaco Bitonci.

«Sono molto preoccupata per quello che sta accadendo alla Quadrifoglio», spiega Eleonora Baccaro, «far partire una scuola intera, con tre sezioni specifiche, con 65 bambini stranieri e uno solo italiano mi sembra una scelta educativa e didattica molto sbagliata. A questo punto, con un rapporto così sproporzionato, non si può più neanche parlare d’integrazione. Oppure si dovrebbe parlare solo d’integrazione al contrario. Ossia dei bambini italiani all’interno del gruppone degli stranieri».

Il grido d’allarme, aggiunge la signora Baccaro, «non ha per niente una base di razzismo o d’intolleranza nei confronti di chi arriva da lontano. Il problema che pongo è solo di natura culturale e pedagogica in particolare. Con così tanti bambini che hanno una base culturale diversa dalla nostra e professano una religione diversa, durante l’anno scolastico è possibile organizzare nessun tipo di recita natalizia ispirata al nostro credo cattolico? No. Così non va bene. Non è per niente corretto e, secondo me, non ha nessun tipo di fondamento scientifico aver messo in piedi una scuola dove c’è un solo bambino italiano».

Ecco l'intervista di Felice Paduano alla mamma dell'unica bimba italiana in classe.

Alla scuola Quadrifoglio non è preoccupata solo mamma Eleonora. Anche le sei maestre non sono contente di quello che potrà essere, in generale, il modello educativo e pedagogico della loro scuola. «Per carità, è scontato che noi insegnanti facciamo il possibile per far stare bene tutti i bambini e per assicurare a tutti un’educazione ottimale, finalizzata al migliore apprendimento possibile» sottolinea la coordinatrice del plesso, Gabriella Balbo, «ma, in questo contesto, la nostra buona volontà e la nostra efficienza organizzativa non bastano. Il fatto di essere una scuola statale e non una scuola comunale, probabilmente, ci danneggia. Come mai, ad esempio, non siamo dotati dei facilitatori culturali e dei mediatori linguistici, di cui, invece, abbiamo tanto bisogno?».

Nel dibattito interviene anche un’altra maestra: «Il primo giorno di scuola una mamma cinese ha accompagnato suo figlio e voleva, a tutti i costi, comunicare con noi maestre per illustrarci,

evidentemente, il carattere della bambina, iscritta al primo anno. Purtroppo la donna asiatica era arrivata a Padova da poco tempo e non parlava una parola d’italiano. Abbiamo dovuto sudare le proverbiali sette camicie per trovare un’altra mamma cinese che ci facesse da interprete».

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