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Nadia, per il pm fu suicidio e basta. Scagionato Ask.fm

Considerato chiuso il caso della studentessa quattordicenne che si è gettata dall’ex hotel Palace: non fu istigata, progettò da sola la sua fine

CITTADELLA. Nessun responsabile per il reato di istigazione al suicidio. Solo un gesto estremo progettato e messo a punto da un animo fragile e delicato, quello di un’adolescente tormentata e incapace, forse, di aprirsi alla vita e alla sua complessità. Caso chiuso senza colpevoli il suicidio di Nadia, la studentessa quattordicenne di Fontaniva che ha annientato la propria breve esistenza lanciandosi nel vuoto dall’ultimo piano del Palace Hotel di Cittadella, nel grigio nastro d’asfalto intorno all’edificio ormai abbandonato. Un volo di 30 metri: era il 9 febbraio scorso, una domenica pomeriggio. Una fine triste. Una fine al centro di un’inchiesta che il pubblico ministero padovano Roberto D’Angelo si prepara a chiudere con l’archiviazione del procedimento penale, sempre rimasto a carico di ignoti. Dunque, senza alcun nominativo finito nel registro degli indagati. Morte per suicidio. Inutile cercare altre spiegazioni, secondo la procura.

Sul tavolo del magistrato il rapporto della polizia postale che ha svolto una serie di accertamenti perché la ragazzina, figlia della generazione web, era una navigatrice della rete e assidua frequentatrice della community "Ask.fm" (Ask for me), il social network di moda fra i giovanissimi con 60 milioni di utenti. La sua caratteristica? Si può interagire in forma anonima in quel luogo d'incontro virtuale che è il social dove gli "amici", volti sconosciuti mascherati con soprannomi (come Amnesia, quello di Nadia), sono in grado di chattare e di scambiarsi messaggi anche violenti, pesanti, destinati a ferire. Nadia, in quella rete virtuale di “contatti”, esprimeva il suo dolore inserendo pure immagini scabrose, scatti di ferite da autolesionismo sul suo giovanissimo corpo con riflessioni tragiche: «Rompete perché mi taglio, e poi volete la foto. Mi ispirate...», scriveva ai suoi interlocutori. Che chiedevano di andare oltre: «Ucciditi!... Fai schifo come persona!!! Spero che uno di questi giorni ti taglierai la vena importantissima che c'è sul braccio e morirai!!!... Sei una ritardata grassa e culona». E poi: «Ti tagli solo per farti vedere... Fai finta di essere depressa per attirare l'attenzione, sei patetica».

«Non amerò più nessuno. Non mi affezionerò più a nessuno... È meglio se mi suicido? Lo so che non mi vuole nessuno» commentava Nadia. Impossibile individuare gli autori di quelle farneticazioni insane, deliranti ma comunque non in grado di reggere l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio. Benché non sia certo l’unico caso di suicidio tra teenagers collegato al sito ask.fm: c’è quello degli irlandesi Clara Puglsey, 14 anni, e Erin Gallagher, 13, che si uccisero nel 2012 a pochi mesi l’una dall’altro; quello della statunitense Jessica Laney, sedicenne, vittima dei bulli su Ask.fm; quello della quattordicenne di Venaria (Torino) che si è gettata dal sesto piano del suo palazzo dopo aver ricevuto insulti su Ask.fm per il suo aspetto fisico nell’aprile scorso.

Tuttavia il magistrato ha dovuto tenere conto anche dei cinque biglietti di addio lasciati dalla ragazzina ai familiari. Biglietti in cui non c’è alcun riferimento agli insulti e alle provocazioni in rete. Nadia, peraltro, aveva risposto 1.148 volte a sollecitazioni idiote come (bisogna dirlo) a offerte d’aiuto. Non solo. Una compagna di scuola l'aveva scoperta nel bagno dell’istituto con la mano insanguinata, mentre nell'altra teneva una

lametta: un episodio riferito a un’insegnante che aveva informato il dirigente scolastico pronto ad avvertire la famiglia. E gli incontri tra Nadia e una psicologa erano già stati fissati mentre lei aveva preannunciato al fidanzatino: «Mi uccido domenica alle 5».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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