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Tragedia a Padova, muore a 15 anni per un attacco d’asma

Samuele Tripoli è spirato venerdì sera tra le braccia della madre: inutili i farmaci e la corsa del Suem. Donerà le cornee

PADOVA. Aveva compiuto 15 anni il 18 luglio scorso Samuele Tripoli, e aveva tutta la vita davanti. Era forte, pieno di amici e sogni nel cassetto. Un destino infausto se lo è portato via improvvisamente e drammaticamente. Un attacco d’asma che non gli ha lasciato scampo: venerdì sera il quindicenne è spirato in casa, tra le braccia dei suoi genitori. Una realtà impossibile da comprendere, ancor di più da accettare. Samuele era nel fiore dei suoi anni. Viveva in un appartamento di una palazzina di via Boite, al Sacro Cuore, insieme ai genitori, Alfio e Marisa, e alla sorellina. Tante amicizie, la scuola, dove era molto bravo, la grande passione per il calcio. Una vita serena, come dovrebbe essere quella di tutti i ragazzini della sua età, ma che venerdì tragicamente si è spezzata. «Samuele era appena andato a letto, erano da poco passate le 23, quando ha iniziato ad avvertire le prime difficoltà respiratorie», racconta tra le lacrime lo zio Salvatore, «Si è allarmato e ha chiamato subito i genitori. Mio fratello e la moglie gli hanno somministrato prima il Ventolin, poi il cortisone, come spesso facevano per bloccargli gli attacchi d’asma. Ma la crisi stavolta non passava. Samuele dopo poco ha perso anche i sensi».

Il quindicenne soffriva d’asma ma, come raccontano i familiari, era in cura e non aveva mai manifestato problemi seri. Venerdì sera però l’attacco respiratorio non voleva passare, il ragazzino faticava sempre più a respirare. Momenti drammatici, una corsa disperata contro il tempo. «Abbiamo chiamato il 118. Ci siamo accorti subito della gravità della situazione. I soccorsi sono arrivati immediatamente e i medici hanno cercato in tutti i modi di rianimarlo, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Samuele non reagiva. Non l’abbiamo lasciato solo un attimo. È morto tra le braccia della mamma», racconta disperato il papà del quindicenne, Alfio Tripoli, originario di Bronte, in Sicilia, da cui insieme alla moglie Marisa è partito 17 anni fa alla volta di Padova. Samuele è nato e vissuto al Sacro Cuore, nella stessa casa dove ieri si sono chiusi i suoi genitori, annientati dalla sofferenza che solo chi perde un figlio può provare.

Il papà vuole ricordare Samuele per il magnifico ragazzino che era. «Mio figlio era uno splendore di ragazzo. Era felice, non gli mancava nulla. A settembre avrebbe dovuto iniziare la prima superiore al Severi, era un appassionato di meccanica. Era pieno di amici e stava vivendo le sue prime esperienze», continua il papà, che nel dolore è costantemente circondato dall’affetto dei tanti amici e parenti che ieri pomeriggio si sono recati in via Boite. A dare un po’ di conforto alla famiglia sono giunti anche i compagni della Don Minzoni, la scuola dove Samuele ha frequentato la terza media, e gli amici della parrocchia. La famiglia Tripoli è molto attiva all’interno della comunità religiosa della chiesa del Sacro Cuore, con cui Samuele era stato appena qualche giorno fa ad Assisi, per un campo scuola. «È tornato a casa raggiante. Mi ha detto che si è divertito tanto e mi ha raccontato tutto quello che faceva con gli amici durante questa breve vacanza» ricorda il papà, che poi si ferma, smette di parlare e scoppia in lacrime, «Non mi rendo conto che Samuele non c’è più. Era pieno di vita,

sano. Giocava anche a calcio, la sua più grande passione, con la squadra del Valsugana».

La famiglia come ultimo atto d’amore ha acconsentito alla donazione delle cornee del quindicenne. Anche così, attraverso i suoi occhi neri, intensi e gioiosi, Samuele continuerà a vivere.

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